lunedì 8 febbraio 2010

Eluana: vita non degna? E se lo avessimo chiesto a lei?


ELUANA/ In Belgio un imprevedibile "sì" condanna i giudici italiani

da Il sussidiario.net
Un anno fa Eluana Englaro veniva messa a morte grazie ad un provvedimento della magistratura fondato, tra l’altro, su due assiomi. Il primo riguarda il fatto che la ragazza di Lecco si trovasse in uno stato di coma irreversibile (categoria scientifica inesistente), dal quale non sarebbe mai potuta uscire. Il secondo è relativo al fatto che senza una «pienezza di facoltà motorie e psichiche» quella di Eluana fosse una «vita non degna di essere vissuta», traduzione italiana del termine “lebensunwertes Leben”, coniato dai giuristi tedeschi negli anni ’30 e riecheggiato tristemente nelle aule giudiziarie del Terzo Reich.

Così, nel febbraio 2009, attraverso la carta bollata, si è spenta l’esistenza di Eluana. Per una strana ironia della sorte, a ridosso dell’anniversario della sua morte, i fatti e la ricerca scientifica hanno sconfessato quei discutibili postulati dei giudici. Due giovani belgi, entrambi in stato vegetativo persistente a seguito di un incidente d’auto, sono stati incaricati dal destino di sgretolare i due presupposti logici della tragica decisione sul caso Englaro. 

Lo “scherzo” che hanno fatto i due belgi ai soloni togati è stato davvero beffardo. Uno dei due si è risvegliato dopo 23 anni (6 anni in più di Eluana), dimostrando ancora una volta che il cosiddetto “coma irreversibile” non esiste. L’altro, sottoposto ad esame attraverso una nuova tecnica di risonanza magnetica, ha manifestato segni di facoltà psichica, arrivando a “dialogare”, attraverso il cervello, con i medici.

Gli scettici possono leggere l’articolo che illustra l’interessante esperimento, dal titolo Willful Modulation of Brain Activity in Disorders of Consciousness, pubblicato lo scorso 3 febbraio sulNew England Journal of Medicine (10.1056/NEJMoa0905370). In pratica, si è trattato di sottoporre il ventinovenne belga a due stimolazioni attraverso un processo di immaginazione (Imagery Tasks), in cui gli si è stato chiesto di simulare alcune azioni (tirare una pallina da tennis, camminare nella propria casa, ecc.) ed un processo comunicativo (Communication Task), in cui gli sono state poste domande su aspetti attinenti la sua vita personale.

Immaginabile l’astonishment - così è stato definito -, ovvero lo stupore dei medici quando il paziente, dopo aver risposto “no” alla domanda se il nome di suo padre fosse Thomas, ha risposto, invece, “sì” quando gli hanno chiesto se il padre si chiamasse Alexander, vero nome del genitore.

Le reazioni rispetto a questa sensazionale scoperta mi hanno indotto ad una riflessione.Tutti gli esperti hanno dichiarato che il risultato di quell’esperimento «changes everything», cambia tutto. Ma cambia secondo prospettive e visioni antropologiche opposte. Da una parte ci sono coloro che vedono in questa nuova possibilità di comunicazione con i pazienti in stato vegetativo un’opportunità per migliorare le condizioni esistenziali in cui si trovano, assumendo, per esempio, informazioni su eventuali problemi clinici e adottando i relativi rimedi.

Dall’altra parte ci sono coloro che vedono nella scoperta la sola opportunità di conoscere esattamente la volontà di chi si trova in stato vegetativo circa il proprio destino, ovvero se ricorrere o meno all’eutanasia, perché proprio questa scoperta mostrerebbe com’è ancora più atroce la condizione di una mente lucida intrappolata in un corpo che non risponde. Due modi diversi di guardare questo risultato scientifico. Due modi diversi di concepire la vita e la morte. E poco c’entra, in realtà, la fede o una prospettiva religiosa.

Enzo Jannacci ce lo ha dimostrato quando in quella celebre intervista al Corriere della Sera, sull’onda emotiva della vicenda Englaro, dichiarò che non avrebbe mai «staccato una spina e sospeso l'alimentazione ad un paziente» perché «interrompere una vita è allucinante e bestiale». E ce lo ha dimostrato anche quando, da medico, ha affermato, profeticamente, che «vale sempre la pena aspettare» e che «la medicina è una cosa meravigliosa, in grado di fare progressi straordinari e inattesi».

Ce lo ha dimostrato, inoltre, quando ha dichiarato che «la vita è sempre importante» e se anche «si presenta inerme e indifesa», rappresenta comunque «uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque». E ce lo ha dimostrato, ancora di più, quando è arrivato a dire che se suo figlio si fosse trovato nelle condizioni di Eluana, «sarebbe bastato un solo battito delle ciglia» a farglielo sentire vivo.

Non oso immaginare che cosa sarebbe successo se la povera Eluana fosse ancora qui tra noi e se, sottoposta al nuovo esperimento, avesse dato segni di coscienza. Probabilmente sarebbe caduto ogni velo di ipocrisia e il dibattito si sarebbe focalizzato, a quel punto, sul tema vero: l’eutanasia. Resta, comunque, una considerazione finale. Ad Enzo Jannacci sarebbe stato sufficiente un battito delle ciglia per fargli sentire vivo suo figlio. Al signor Englaro, probabilmente, non sarebbe bastato neppure il fatto che sua figlia avesse risposto “sì” alla domanda: «Tuo padre si chiama Beppino?».

giovedì 14 gennaio 2010

Paolo Bonolis


Ciao Darwin, Chi ha incastrato Peter Pan, il Senso della vita, “opere” televisive come opere d'arte. Bonolis trasferisce in tv se stesso e la vita come un pittore fa sulla tela. I suoi programmi gli somigliano, in essi mette “pezzi” della sua personalità rendendoli forse proprio per questo fenomeni televisivi importanti. Chi ha incastrato Peter Pan è riuscito a riunire davanti allo schermo diverse generazioni. A casa mia il piccolino di tre anni rimane ipnotizzato, ma anche quello di 15, e non ti dico quello di 50! Qual è la formula magica?Quando si fa un programma “con” i bambini il rischio è quello di fare un programma “per” bambini. Per ottenere un buon prodotto che soddisfi le esigenze di tutti bisogna trovare la giusta dose da farmacista. L'occhio del bambino diventa l'obiettivo attraverso il quale guardi la realtà di tutti, solo che se la guardi attraverso gli occhi di un fanciullo la vedi più nitida, non deformata.Tieni vivo il bambino che c'è in te e andrai lontano, tu ci riesci. Ma come si fa?Bisogna mettersi a disposizione dello stupore! Crescendo le cose che possono stupire diminuiscono, è ovvio, ma non bisogna smettere di cercarle. Non è difficile se hai un piacere nei confronti della vita, della scoperta di cose nuove. A me piace il mondo, mi piace osservarlo e mi piace osservare tutto ciò che a cinquant'anni ancora riesce a meravigliarmi.Quale altra caratteristica dei bambini può aiutarci da adulti?La disobbedienza! Tutti i grandi cambiamenti dell'umanità, tutti i miglioramenti della società derivano proprio da atti di disobbedienza. Se non disobbedisci non puoi avanzare, rimani nel confine che ti è stato designato, quando lo fai l'umanità viene spostata di quel passo che tu riesci a fare con il tuo atto. Oggi il mondo, per quanto bello o brutto possa apparirci, tende a renderci tutti uguali, desiderosi delle stesse cose. Questo avviene sin da quando siamo piccini, ma da piccoli riusciamo a ribellarci perchè siamo guidati dall'istinto, dall'individualismo, dall'assoluta personalità animale. Disobbedire sovverte l'ordine delle cose precostituite e mi piace molto farlo.A proposito di bambini, quando troveremo chi ha incastrato Peter Pan riusciremo a capire il senso della vita?E' una strada. Secondo me i bambini hanno già depositato il senso della vita e lo hanno depositato perchè appartiene alla loro memoria genetica, non so come sia possibile ma ce l'hanno. Poi tutto quello che accade nella loro esistenza ha l'obiettivo di farglielo dimenticare, rapire il fanciullo che sa, per trasformarlo in un adulto che non sa e che, avendo la memoria di ciò che ha perso, ha paura.Quindi un adulto che non perde quel bambino fa paura.Sì. Una società che ti deve imporre delle regole cretine, che ti deve vendere delle cose inutili, che ti deve dominare come un idiota e che cerca di lobotomizzarci tutti, ha molta paura di un adulto che ha ancora l'istinto e la forza di un bambino.
Una società che spaventa ma che fa anche rabbia, basta aprire il giornale la mattina per vedere quanto male c'è nel mondo.Quando apro i giornali mi viene semplicemente la consapevolezza che la mia visione del mondo è reale, siamo molto presuntuosi nei confronti delle nostre capacità. La natura umana è fragile, debole, avida, individualista e con queste carattersitiche non può che produrre quei risultati. Noi tutti siamo molto bravi con i pensieri, con le parole, con le proiezioni, ma poi con i fatti siamo tendenzialmente pigri, egoisti, rapaci e via dicendo.Prima mi hai parlato di porsi davanti alla vita con stupore, con curiosità, ne hai verso la morte e quello che potrebbe esserci dopo?Io sono agnostico e non pretendo di sapere, vivo sereno nella consapevolezza che l'arroganza dell'umanità non puo' conoscere tutto e forse è anche giusto che sia così. Però sono incuriosito dall'idea che da qualche parte un giorno forse qualcosa o qualcuno mi possa dare un raggio di luce. Per ora siamo seduti su un grande punto interrogativo, anche se c'è chi afferma presunte verità spacciandole pericolosamente per assolute.Non pretendi di sapere e quindi chiudi le porte al mistero?No. Io credo in alcune cose perchè le ho vissute. Credo che ci sia un'energia che rimane anche dopo la morte, un'energia che si trasferisce altrove o si trasforma in qualcos'altro. Ma da qui a immaginare una trascendenza organizzata e che detta delle leggi comportamentali, e che c'è qualcuno in grado di ascoltarla e di trascriverla e di trasferirla, è un passo molto piu' lungo rispetto alla percezione di una dimensione diversa dalla nostra.Una dimensione che a te e a tua moglie Sonia in qualche modo si è rivelata, giusto?Sì, quando è morto mio padre. Quando ha saputo che Sonia aspettava un bambino mi disse “ mi raccomando Paolo, ricordati di regalare a tua moglie un mazzo di rose bianche”. Poi è entrato in coma e non si è più risvegliato. Era un regalo che lui faceva sempre con molto piacere anche a mia mamma. Io di questa cosa mi dimenticai perchè la morte di mio padre occupò tutti i miei pensieri. Poi è accaduto qualcosa che mi ha molto colpito. Nel nostro terrazzo abbiamo un roseto che fino ad allora aveva sempre dato rose rosse, a maggio di quell'anno le nuove rose avevano un altro colore: erano diventate bianche.E' stato tuo padre?Non lo so. Io non lo so se è una cosa che biologicamente è possibile o se ci sono trasferimenti di energie, ma tanto non mi è dato modo di saperlo. L'unica certezza è che quanto è accaduto mi ha dato e mi dà ancora una grande emozione, una sensazione di serenità, se lo riferisco a tutto questo allora quello che è accaduto è una cosa bella. Poi magari è qualcos'altro. Ma chi se ne frega!Tra poco cominciano le festività natalizie, ti sei mai vestito da Babbo Natale per i tuoi figli?No, in compenso però ho mia madre che senza bisogno di trucco per il sei gennaio è perfetta!
di Barbara Benedettelli

Maurizio Costanzo


E' ancora vivo il ricordo di quella domenica di dicembre in cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato colpito al volto, durante un comizio in centro a Milano. Io ero presente e ne sono rimasta molto scossa, quando ho potuto parlare con Maurizio Costanzo non ho potuto fare a meno di chiedergli che cosa pensa in merito.Penso che sia un atto inaccettabile, una violenza insopportabile. Purtroppo però sono cose che possono accadere. Berlusconi ha questo vizio di stare tra la gente, di firmare autografi, di stringere le mani, di fare fotografie, di concedersi a tutti. Troppo. Poi lo squinternato si trova, a maggior ragione se c'è un clima che esaspera. So che è più forte di lui, ma deve capire che in mezzo alla gente non ci deve andare. Lui si deve difendere!Lei nel suo libro La strategia della Tartaruga scrive che invidia la capacità delle tartarughe di ritrarsi nel guscio e mettersi in sicurezza, forse dovrebbe farlo anche il Cavaliere.Le tartarughe non hanno nessun rapporto con gli uomini e neanche con i loro simili, per questo campano cent'anni.Non hanno neanche i problemi di rughe che abbiamo noi.Certo. Ci nascono con le rughe!Le collezziona?Ne ho tantissime.
Ho sempre pensato che i collezzionisti siano dei maniaco-ossessivi .Non sono manico ossessivo, ma è un rapporto sicuro. Vede, piano piano hanno cominciato a regalarmele, ne ho un numero imbarazzante tra lo studio e casa mia.Non me ne distacco perchè sono convinto che portano bene . E forse è vero.Nel suo libro sostiene che le donne non sono autentiche in amore.Sono meglio degli uomini.Ma lei scrive che sono crudeli, che hanno una doppia personalità.Sì, oggi come oggi è così.Ha sofferto molto per donne del genere?No. Ho sofferto quanto basta. Tanto per arrivare a sapere che si soffre. Ma non ho la vocazione verso la sofferenza. Una volta che ho capito, che ho imparato, mi sono adeguato.Perchè sul lavoro preferisce le donne agli uomini?Gli uomini m'annoiano come poche cose. Non voglio avere rapporti con gli uomini, non m'interessa, preferisco sempre le donne.Lavorerebbe mai insieme a sua moglie Maria De Filippi?No. Io e maria non potremmo mai lavorare insieme. Ma fare lo stesso tipo di lavoro per una coppia è importante.Qual è il collante primario tra di voi?Un affetto smisurato, una grande stima, un'amicizia molto forte. Tutte cose che insieme fanno l'amore.Quello con la A maiuscola. Certo. Nel suo libro, citando la strofa di una canzone di Vecchioni, si chiede che ci fa in questo lavoro, con questa donna, con questi amici, in questa vita. Ha mai trovato la risposta?No. La risposta non c'è. Però sarà capitato anche a lei no, di dire: “ma che sto a fare io qua?”. Non è detto che ci debba essere una risposta. Lei cita anche i grandi uomini che il nostro paese ha regalato al mondo. Da Totò a Fellini, da De Sica alla Mangano. Tra di loro c'è un fil rouge: un velo di malinconia. Ma che cos'è questa malinconia che li accompagna? Sì, è vero, queste persone sono tutte malinconiche. Io non lo so che cos'è, ma se penso a me so di esserci nato. Sono convinto che questo sentimento faccia bene perchè non ti fa essere inutilmente entusista, inutilmente allegro, inutilmente esagerato. La malinconia è costante, ti consuma e proprio per questo credo che sia una sorta di difesa vera, importante e seria alla depressione.  A proposito di malinconia. Dopo 27 anni, 25 stagioni, 4.400 puntate e 32.800 ospiti il Costanzo Show finisce. Meno male!Perchè? Perchè un programma che dura da venticinque anni è una situazione irripetibile. L'idea di averlo portato a compimeno indenne mi dà grande gioia, non lo rinnego e sono molto contento di averlo fatto, ma mi sento finalmente libero. Su quel palco ha intervistato star e gente comune da cui è riuscito a tirare fuori la semplicità o la grandezza. Come ha fatto?C'è solo un motivo: la mia personale e umana curiosità verso gli altri. La curiosità è sempre stata alla base del mio mestiere. Le domande mi vengono naturali, spontanee, mi concentro sulla persona e su quanto mi dice, la seguo, vado oltre la finalità dell'intervista. Sono interessato per davvero e questo la gente lo sente. Gasmann disse che lei è un grande ascoltatore. E' il miglior complimento che mi sia stato fatto. Ed è vero, lo sono. Io non amo quelli che fanno domande senza andare dietro alle risposte. Non li sopporto. Ha presente no. Magari uno le domanda se preferisce il mare o la montagna, lei risponde il mare e lui le racconta quanto ama la montagna. Ma chi se ne frega! Bisogna imparare ad ascolatre.Cosa farà in Rai, a parte San Remo?Un po' di cose.Rifarà il Costanzo Show?No, il Costanzo Show è morto dov'è nato. Certamente farò dei talk show, è quello che so fare, ma non il Costanzo!Vorrei citare una frase che ho letto nel suo libro, nel paragrafo su Fellini: “...quando abbandonavi il teatro cinque dove Fellini girava i suoi film e rientravi nella vita, sentivi uno stridore e sentivi di avere abbandonato un altrove” . Oggi Costanzo dove trova quell'altrove?Nei progetti ai quali sto lavorando. Indietro no, non si può, o guardi avanti o la vita è finita. L'uomo senza progetti si spegne.Che cosa si sente di dire ai giovani di oggi?Che devono avere molta umiltà, molta perseveranza, una grande tenacia. Devono faticare senza pensare di prendere scorciatoie. Non ci sono scorciatoie. Non è vero che sono tutti raccomandati, alcuni sì, ma altri no, e comunque, in un caso e nell'altro, devi lavorare sodo. Devi tirare fuori quello che hai dentro. Ci vogliono pazienza, applicazione e tenacia, non invidia e presunzione. Le cose non sono facili per nessuno.

Vittorio Sgarbi



Quando ho pensato di fare questa intervista a Vittorio Sgarbi mi aspettavo di incontrare un uomo scontroso, uno che va di fretta. Invece ho trovato di fronte a me uno Sgarbi “garbato”, rilassato, attento. Un uomo disponibile al punto da parlarmi a lungo del suo rapporto con l'Assoluto, delle sue pene d'amore giovanili, delle minacce ricevute recentemente. Due lettere scritte a mano e inviate a Salemi, paese di cui è Sindaco. Vittorio di cosa si tratta? Sono talmente abituato a ricevere minacce che mi sono messo a ridere! Accadeva anche quando ero a Milano. Queste però sono particolarmente rozze, seguono una serie di segnali intimidatori con teste mozzate di maiali e animali morti. Credo che possa esserci un collegamento con la mia forte presa di posizione contro le pale eoliche e le infiltrazioni mafiose.
In questo periodo lei è a teatro con “Sgarbi, l'altro”. Chi è l'altro Sgarbi? E' quello che si manifesta quando non ho contradditorio, come sul palco di un teatro, o quando mi trovo di fronte a una persona sola con cui discutere in modo tranquillo, ampio, ragionevole. Uno Sgarbi che non c'è quando mi trovo in un “pollaio” in cui ci sono posizioni estreme per definizione o per “presa” di posizione, perchè per reazione accetto quella irrazionalità e metto in evidenza il mio lato polemico. Divento il “solito” Sgarbi.
Ma il solito Sgarbi non ha mai pensato:“Forse dovevo reagire in un altro modo”? Mai pentito di quello che ho fatto! Però negli ultimi tempi mi è capitato di avere un sentimento di malinconia, per essere stato costretto ad irritarmi rispetto al desiderio di non fare troppo male alle persone.
Lo spettacolo si apre con un monologo in cui lei recita le ultime volontà di un ebreo rinchiuso nel ghetto di Varsavia. Nel testo è molto presente Dio. Ma lei non è ateo? No. Sono uno scettico razionalista, ma la mia posizione legata alle cose e alla realtà fa pensare che io non possa essere religioso. Ho sempre difeso il crocifisso e i valori cristiani anche se non mi pongo il problema del Dio cristiano o del Dio musulmano, ma dell'uomo davanti a Dio. Inizio lo spettacolo con il monologo di un ebreo che non accetta di rinunciare a credere in Lui, perchè se Dio è il bene, se è la carità, se è una serie di regole condivisibili, allora per quanto sembri non essere nel mondo- e si abbia la sensazione di avere fatto prevalere il male-, noi non possiamo negarlo. E' in noi e se lo neghiamo neghiamo tutto quello che accade.
Sacralità, in un certo senso, c'è anche nel suo ultimo libro “L'Italia delle Meraviglie, una cartografia del cuore”. Noi abbiamo una varietà straordinaria di opere d'arte. Straordinaria! In questo libro ho voluto descriverle come una questione di orgoglio nazionale. Nessun paese ha così tanti tesori come l'Italia e dovremmo esserne estetici ammiratori, invece c'è quello che butta giù il ponte, quell'altro che distrugge la villa antica, gente che vive l'arte come un impedimento alla realizzazione di qualche interesse personale, o come il mezzo per fare denaro. Qui, in modo semplice, porto alla luce la nostra arte e cerco di farla amare.
Arte, bello, donne. Passioni, ossessioni. Quale brucia di piu'? Ho sempre sentito una forte consonanza tra la bellezza femminile e la bellezza delle opere d'arte, due passioni dominanti che diventano una soltanto. Trovo valori estetici nella bellezza delle donne, e valori della vita nell'arte come se le opere fossero animate. Avendo compiuto questa assimilazione posso dire che bruciano allo stesso modo.Ha mai “bruciato” di gelosia? Sì, fino al 1982.E dopo? Dopo ho mentito.Si spieghi. Mi ero innamorato di una donna sposata, quando stavo con lei e poi dovevo riportarla a casa soffrivo perchè lei dormiva con suo marito. Stavo così male che mi fermavo sotto casa, suonavo il campanello, cercavo di salire. Questo fino agli anni settanta, poi fino ai primi degli anni ottanta ho avuto un'altra passione molto forte, questa volta c'era un marito malato, ma ero lo stesso gelosissimo. La volevo tutta per me. Poi queste reazioni cosi' forti si sono placate.E quindi oggi è in grado di controllare la gelosia? La gelosia non si controlla, ma se non c'è è meglio. Io credo che la fedeltà non la si può pretendere, deve essere donata. Razionalizzato questo non ci si sente piu' presi da ossessioni di gelosia.E lei la dona? Neanche prima dell'82 ero fedele. Volevo la mia donna solo per me come pretesa di possesso, ma non ero fedele.E la sua attuale compagna, Sabrina Colle, non è gelosa di lei? Sabrina è su un altro piano. In un'altra dimensione. Lei è celeste!La Colle ha dichiarato che siete stati senza fare sesso per anni. Avete fatto un voto di castita? No. È una scelta determinata dal tempo, dalle consuetudini, dall'intimità. Esiste il sesso con l'amore, ma esiste anche l'amore senza sesso. Io posso amare mia madre, mio cugino, un mio amico e qui il sesso non c'entra. Le variabili sono tante. E anche nei rapporti di coppia, come in molti matrimoni, ci sono ragioni che possono continuare a esistere anche quando s' interrompe l'atto sessuale. Altrimenti cosa fai, smetti di provare affetto perchè non hai piu' rapporti sessuali?
Poi c'è la terza via, quella del sesso senza amore. Sì, e questo al giorno d'oggi è legato a rapporti “mercenari”, rapporti esclusivamente sessuali per evitare la dipendenza affettiva. Poi nel sesso si può anche sublimare l'amore, che però nella nostra epoca è diventato consumistico. Non ci si sposa piu' una volta sola, ma si divorzia e ci si risposa, e “ogni volta” si pretende che sia quella giusta! E' quel “ogni volta” che non va.
Quale massima ci regala Vittorio Sgarbi? Penso ad Anna Falchi. Si rifece il seno e poi si pentì, “col seno di poi”!

Daniela Santanchè




Daniela Santanchè è una donna controversa. Bellezza sofisticata e carattere combattivo. Una “ragazza”, come lei stessa si definisce in questa intervista, capace di salire sui gradini piu' alti della politica, di fondare il Movimento per l'Italia, vicino al Pdl, di cui è Segretario nazionale e di costruire, in meno di tre anni, due concessionarie di pubblicità con cui gestisce la raccolta di Libero, Il Giornale, Il Riformista, Dnews e Metro. Per ora.
Un ingresso nel mondo degli affari dovuto, in un certo senso, alla passione innata per il bello?
Il quotidiano Libero è sempre stato uno dei miei preferiti, lo leggevo tutte le mattine e dentro di me dicevo “ peccato che ci sia una pubblicità cosi' brutta!”. L'editore Paolo Angelucci è mio amico, gli ho fatto capire che una pubblicità piu' bella non è un optional ma una necessità per un giornale di successo. Così nel 2007 è nata, al 50% con gli Angelucci, Visibilia. Oggi c'è anche Visibilia2 della quale ho la maggioranza delle azioni, e pensare che non avevo mai fatto questo lavoro che invece mi piace moltissimo e mi impegna in prima persona. Ho lavorato sodo e sono stata ripagata.
Un coraggio da leonessa! Una dote che ti porti dietro sin da bambina?
Sì. In me c'è molto della bambina che ero, testarda, pestifera, ma anche spontaea, passionale, capace di credere nei sogni. Tutti dovrebbero essere capaci di tenere vivo il bambino che alberga dentro di noi.
Tua madre sostiene che tuo figlio Lorenzo è una peste esattamente come eri tu. É così?
Sì. Mia madre ha ragione. Lorenzo è ribelle e anticonformista, è esattamente come ero io, ma sono felice che sia cosi.
Tra ciò che sei e ciò che appari c'è corrispondenza?
Sono semplicemente una donna che crede in quello che fa, che ha ambizione, che ha passione e che soprattutto ha il grande sogno di poter consegnare un'Italia migliore a suo figlio. Poi anche io, come molte persone, la mattina quando esco di casa metto la maschera e l'elmetto per affrontare la giornata.
Il tuo sogno è anche la tua sfida?
La mia sfida è fare in modo che i politici abbandonino il politically correct, che non si faccia politica per una poltrona ma per la gente. Sogno che si torni a credere con forza nell'Italia , uniti, invece vedo metamorfosi che non mi piacciono. Ci sono persone che in privato ti dimostrano di pensarla come te su argomenti sensibili, come per esempio l'immigrazione clandestina, poi in pubblico cambiano atteggiamento, ti attaccano e contribuiscono a creare confusione nella gente.
Perchè lo fanno?
Perchè temono di perdere consensi. L'odio esagerato che c'è in questo paese verso il Presidente del Consiglio porta le persone a vedere le cose in modo sbagliato, a non ragionare, ad andare sempre e solo in una direzione . Una grande sconfitta!
Ti ho vista aiutare concretamente le persone colpite dalla violenza altrui. Da che cosa deriva questa tua voglia tenace di difendere le donne?
Dalla convinzione che la civiltà di un paese si vede dalla dignità che viene data alle donne. Un paese che non ha rispetto per le donne non puo' crescere, e la vera integrazione razziale passa anche da qui. Non tenerne conto è un grave errore.
Oggi vivi sotto scorta, ci sono uomini che ti seguno ovunque. Non ti viene mai voglia di scappare?
Si. Assolutamente si. Mi manca un pò l'aria e credo che i miei connazionali dovrebbero stupirsi che una cittadina italiana sia privata della sua libertà perchè vuole rimettere al centro la cultura occidentale.
Politica di ferro, imprenditrice d'oro, mamma preoccupata di un figlio adolescente. Posso dire anche donna innamorata?
No! Anzi, l'unica cosa di cui ho assoluta certezza è che non mi risposerò mai piu'.
Tacchi a spillo e mondanità, ancora oggi, nonostante tutto quello che hai fatto, c'è chi non si risparmia battute. In realtà per te la mondanità è business, i tacchi a spillo fanno parte della femminilità. Perchè ancora oggi una bella donna intelligente e con gli attributi fa paura?
Perchè il connubio bella e scema è al centro di qualsiasi conversazione, ma ti assicuro che questa è anche una fortuna perchè nella vita essere sottovalutati mette gli altri in una condizione di “riposo” e tu puoi conquistare nuove praterie.
Da ragazzina sognavi di fare il Ministro del Tesoro, nel 2005 ci sei arrivata vicino, sei stata la prima donna relatrice della Legge finanziaria. Oggi sei “ministro” del tesoro che hai costruito nella tua carriera professionale. Se ti trovassi a dover scegliere tra i due “ministeri” quale lasceresti?
Mamma mia! Vorrei tutti e due.
Tu sei stata scelta da Fini per dirigere il movimento femminile di AN, oggi però non vi parlate piu'. Se lo avessi davanti a te in questo momento cosa gli diresti?
Che ha fatto un grave errore perchè doveva capire che era meglio avermi al fianco.
C'è ancora la Daniela di Cuneo?
La Daniela di Cuneo è sempre qui, poi nela vita si fa altro, ma la ragazza di provincia che mangia pane e salame con il brachetto c'è e oggi come ieri fa le battaglie in cui crede, insieme a chi è nato e cresciuto negli ideali.


domenica 3 gennaio 2010

Francesco Alberoni: l'amore, la droga, la società, la politica. Intervista di Barbara Benedettelli


Milano è una città all'apparenza cupa, grigia. Le persone si sfiorano camminando, ma non si guardano mai. Sono come mondi distanti che però a un certo punto s'incontrano. Entri in una via dal sapore antico e all'interno dei grandi portoni di legno si aprono giardini secolari, un incanto. Il portiere cortese ti indica la strada. Una assistente ti accoglie gentile. Ti racconta dei quadri appesi: “rappresentano la storia del cinema. Un pezzo di noi”. 
E proprio di questo parlo a lungo con il professor Alberoni, di un pezzo della nostra vita legato all'erotismo, all'amore, ma anche ai cambiamenti politici, sociali e culturali in corso. Cominciamo dal suo ultimo libro, Il dialogo degli amanti
Un romanzo erotico? Sì. Pensi che alcune donne non riescono a leggerlo, eppure è la storia di un grande amore. Attraverso il dialogo tra i protagonisti narro un erotismo primitivo, interno, che va oltre l'esperienza di quello visivo e superficiale vissuto attraverso i media. Non pelle contro pelle, ma carne contro carne. Somiglia al senso di completezza della donna che ha dentro di sé il figlio. In Sakùntala – la protagonista femminile - c'è “la madre” che tiene il suo amato dentro le viscere, e in Rogan- l'uomo- c'è il desiderio di entrare dentro quella carne. Lui vuole diventare figlio. Un'unione perfetta, totale, primordiale. 
Perchè ha scelto questi nomi? Rogan è solo un nome moderno. Sakùntala invece è un nome indiano che rappresenta la prediletta, la figlia degli dei, un'eroina. In questo libro c'è una grande adorazione della donna, eppure qualcuno mi ha definito maschilista. 
Perchè ? C'è un momento in cui lei per amore dice che farebbe tutto ciò che le donne hanno sempre fatto, come stirare, pulire, cucinare. Si sente intera nel riassumere in sé non solo la sua esistenza, ma anche quella delle donne del passato. 
Ma è il frutto di una scelta, quindi il maschilismo non c'entra. Infatti. Lei ha avuto molti uomini, ha lottato politicamente, ha amato le femmine. Un' avventuriera che a un certo punto sceglie di dedicarsi totalmente al suo uomo per un piacere d'amore.
Come si alimenta questo amore? Attraverso la capacità di dire sempre la verità. Solo così l'amore si rinnova continuamente. E il loro è trionfale e positivo, nonostante il mondo fuori non lo sia affatto.
Ha scelto un contesto esterno dominato dal potere, dalla lotta, dalla genetica. Qual è il messaggio? Se prosegue l'uso indiscriminato delle scienze, l'uso maldestro, grossolano, brutale della genetica, alteriamo la nostra specie e il rischio più grave è l'irreversibilità: quando lei ha messo un gene in un essere umano non può sapere come si comporterà quel gene nei figli, nei nipoti, e in tutte le future generazioni.
A proposito di figli, nel libro si parla anche di droga. Mi fa effetto che la gente si droghi. Le pasticche, la cocaina, i farmaci, sostituiscono le emozioni con una grande ubriacatura. Credi di avere fatto esplodere il massimo dei sentimenti e invece hai perso te stesso. Lo sballo è incoscienza, fa sentire onnipotenti rispetto al fatto che siamo dei poveracci in balìa del mondo. Bisogna essere consapevoli della fragilità umana per poter salvare le cose preziose che abbiamo,come l'amore.
L'amore da proteggere e che protegge? Due amanti quando stanno insieme sono come in una bolla.
Com'è il mondo fuori da quella bolla? Ci sono le Tribù. Gruppi di potere che hanno l'unico scopo di aumentare quel potere. Caste, clan, gruppi chiusi, come quello degli sportivi, quello delle massonerie, quello dei magistrati – per essere attuale- e tanti altri . Se entri vieni stritolato, se stai fuori vieni escluso. 
Cosa pensa di questo momento politico? Mi fa letteralmente schifo! Una cosa in particolare mi fa orrore: “il primato della politica”. Un'affermazione patologica. La politica non può avere primato, la politica è utile!. Un paese che ha quest' idea è malato.
Che cos'è il primato della politica? E' un'affermazione di origine marxista secondo cui tutti i criteri morali ed etici vanno subordinati all'utile politico: vero, bene, giusto, è tutto ciò che serve al partito, qualunque cosa doni beneficio ad esso è lecita, anche la menzogna, l'inganno,il tradimento, la tortura. Quest' idea è stata ripudiata nella democrazia, ma sotto sotto è rimasta viva. Quando uno ha una notizia che può far bene all'avversario non la dice, ma quando la notizia può ferire la dice subito. 
Attraverso i media? Si, un balletto in cui si sentono tali cretinate! E' vero che ogni persona ha diritto di parola, ma quando parlano cento scemi quel poco che sapevi lo perdi. In questi calderoni televisivi poi io mi trovo a disagio, perchè chi parla mente. 
Tutti? Sì. Come mentono la pubblica accusa e la difesa in un processo, però qui poi c'è la giuria che alla fine dovrebbe portare equilibrio.
Ma deve essere super partes. La magistratura oggi lo è? Andrebbe separata la magistratura giudicante da quella accusante. È elementare! Per avere un giudizio sopra le parti la giuria deve essere indipendente da accusa e da difesa. E' la condizione minima.
E l'immunità parlamentare è necessaria? In “Massa e potere” Elias Canetti dice che la base elementare della democrazia è l'immunità dei consociati. Chi siede nel parlamento e fa lotta politica deve avere la certezza di non poter essere oggetto di persecuzioni da parte dell'altro. Deve essere sicuro che una parte politica non ti possa espellere in nessun modo e con nessun mezzo. Se manca questo non c'è la precondizione della democrazia. Una condizione elementare che è venuta meno in Italia. 
Negli altri paesi c'è? Sì. E' una condizione prima. 
Com'è il clima politico in Italia? ( intervista fatta prima del comizio in cui Berlusconi è rimasto feritoC'è odio, si trascina da tempo un tipo di lotta politica amico-nemico. Prima il comunismo del dopo guerra poi tangentopoli hanno diviso le famiglie, e manca l'elite culturale autorevole di un tempo che, a prescindere dai colori dei governi, aveva autorevolezza a prescindere.
Tutto nero allora? Ogni epoca è terrificante, detto questo, c'è un sacco di gente pulita, capace e bisogna fare in modo che emerga. Abbiamo bisogno di una generazione nuova. In un momento delicato della nostra storia Freud disse a Einstein che nella natura umana c'è una violenza originaria ineliminabile, però Eros – inteso come positività- alla fine prevale sempre sul suo immortale avversario, Thanatos. Servono speranza e ottimismo, quando le cose vanno male dobbiamo fare uno sforzo per essere pronti a combattere, a resistere. 
L'Ottimismo e la Speranza sono titoli di due suoi libri, ne cito un terzo “ Abbiate coraggio”. E' il caso di dirlo? Sì. Non ci si deve arrendere mai!
Barbara Benedettelli


Chico Forti. All'ergastolo sulla base di una "sensazione" di colpevolezza!

Un mio articolo sul caso di Chico Forti, all'ergastolo in America perchè un giudice ha la "sensazione" che sia il mandante di un delitto. Pubblicato su Extra del 18-12-2009.



Da sempre lotto perchè nel nostro paese ci sia la certezza della pena. Sono vicina alle vittime della violenza e sono convinta che chi commette delitti gravi contro la persona deve pagare fino in fondo la giusta condanna. Se Enrico Forti viene definito colpevole dopo avere subìto un “giusto processo” allora è giusto che paghi secondo le leggi dello Stato che lo ospita. Ma qui c'è più di un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza almeno a sentire i familiari, gli amici, gli avvocati e gli esperti che si sono occupati del caso: il giudice Ferdinando Imposimato, la criminologa Barbara Bruzzone, il magistrato Lorenzo Matassa che sulla vicenda ha scritto il libro Tra il dubbio e l'inganno – da Versace al caso Forti, una doppia trappola mortale ( Koinè), e i senatori Giacomo Santini del Pdl e Marco Perduca del Pd. Due senatori che hanno aperto un'interrogazione parlamentare in cui chiedono “un intervento di rilievo del presidente Berlusconi nei confronti dell'amministrazione Obama, al fine di ottenere la riapertura del processo” perchè - dicono - "abbiamo prove inconfutabili che dimostrano come il procedimento nei confronti di Forti sia stato manipolato". Il perchè ciò sia stato possibile io non lo so, ma non accade spesso che Pdl e Pd si muovano nella stessa direzione. Questo se non altro dovrebbe far sorgere il sospetto che qualcosa che non va ci sia davvero!
Ho cercato di riassumere la storia e una parte dei dubbi che emergono spontanei:
“No,no,no..” si sentono ancora gli echi del grido di Amanda Knox, la studentessa americana condannata a ventisei anni di carcere per la morte di Meredith Kercher. Dal 5 dicembre la sentenza ha fatto il giro del mondo, dall'America sono giunte minacce di boicottaggio dei prodotti italiani, la protesta è arrivata fino a Hillary Clinton, segretario di Stato, che si è detta "pronta a incontrare chiunque abbia dubbi sulla sentenza". Il caso Knox diventa subito un affare di Stato, si sfiora la crisi diplomatica Italia-Usa quando la senatrice democratica Maria Cantwell afferma che “il verdetto potrebbe essere un riflesso dell'anti-americanismo esistente nel paese”. Un'affermazione subito smentita dalla stessa Amanda che, in attesa di appello, tranquillizza gli animi “..ho ancora fiducia nella giustizia italiana..la strada che ho scelto per uscire da qui è l'appello”, sa che i suoi diritti sono stati rispettati come riporta il personale consolare americano presente durante le udienze: "il processo è stato giusto, aperto e trasparente". Non si può dire lo stesso per il processo subìto da Enrico Forti, trentino, padre di tre figli, oggi rinchiuso in un carcere di massima sicurezza in Florida. Per lui non c'è nessuna possibilità di appello e mentre contro la Knox ci sono, tra le altre cose, “rilevamenti scientifici inconfutabili e sovrapponibili...”, per Chico Forti ci sono solo prove circostanziali: prove che suggeriscono qualcosa senza dimostrarla direttamente. Ma quello che più stupisce sono le parole pronunciate dal giudice Victoria Platzer durante il verdetto: “La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l'istigatore del delitto... Portate quest'uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all'ergastolo senza condizionale”! Parole che dal 15 giugno del 2000, dopo appena 24 giorni di processo, costringono Chico Forti alla morte civile. Ma cosa ha portato un brillante produttore televisivo, campione di windsurf e immobiliarista di successo a questa fine? L'anno è il 1998. La vittima è Dale Pike quarantenne figlio di Anthony John Pike da cui Forti aveva acquistato l' Hotel Pikes di Ibiza, grazie alla mediazione di un vicino di casa, il tedesco Thomas Knott, amico dell'albergatore spagnolo. Dale, che viveva in Malesia, qualche anno prima aveva tentato di fare interdire il genitore malato di Aids e per questo tra i due non scorreva buon sangue. Proprio Forti, diventato amico di Tony, lo aveva convinto a tentare un riavvicinamento. Domenica 15 febbraio i tre avrebbero dovuto incontrarsi a Miami, a spese di Forti, ma le cose andarono diversamente: Tony all'ultimo momento cambia idea, afferma di poter partire solo il 18 e chiede all'amico di ospitare il figlio e di andarlo a prendere all' aereoporto. Chico non ha mai visto Dale, per questo lo fa chiamare con il megafono. Una volta insieme Dale chiede a Forti di accompagnarlo in una spiaggia di surfisti dove lo aspettano gli amici con cui vorrebbe passare i giorni in attesa del padre, ma gli chiede anche di dire al genitore che non si sono mai incontrati. Chico accetta. L'idea di non dover ospitare in casa con moglie e figli un estraneo è un valido motivo per dire una piccola bugia. Piccola ma fatale! Dale viene trovato morto il giorno dopo, proprio sulla spiaggia in cui Forti lo ha lasciato. Due colpi alla testa con una calibro 22 gli hanno tolto la vita. E' nudo, ma accanto a lui ci sono il passaporto e il biglietto aereo. Poco più in là c'è un guanto – sul quale verrà trovato il DNA di una donna che non sarà mai identificata. Risalire al nome della vittima è facile, com' è facile scoprire chi ha incontrato all'aereoporto. Enrico Forti viene convocato al distretto di polizia come persona informata dei fatti, in realtà è già sospettato di omicidio. I poliziotti gli dicono che anche Tony è morto, è una bugia, ma Chico, che lo aveva cercato senza successo subito dopo aver saputo della morte di Dale, ci crede. Chiede un avvocato ma non gli viene concesso. E' sconvolto e teme di essere accusato dei due delitti, mente a sua volta. Sostiene di essere andato all'aereoporto ma di non avere visto Dale, le telecamere però hanno ripreso l'incontro, per i poliziotti questa bugia è la prova della sua colpevolezza. Durante l'interrogatorio una guardia pronuncia parole inquietanti: «Tu sei l’italiano che ha detto che la polizia di Miami è corrotta? Non vedrai più i tuoi figli». Forti aveva acquistato la barca galleggiante in cui si sarebbe suicidato il presunto assassino di Versace e aveva realizzato un documentario sulla vicenda. Un documentario in cui sostiene la tesi secondo la quale il “suicidio” di Cunanan poteva essere una montatura messa in atto proprio dalla polizia di Miami. Un valido motivo per farlo chiudere in un carcere di massima sicurezza? C'è un altro particolare che lega la house-boat del “suicidio” Cunanan al caso Forti-Pike. Ancora una volta entra in gioco Thomas Knott, è lui il mediatore dell'acquisto della barca. Ma chi è questo tedesco di cui lo stesso Tony non si fidava e che conosceva bene anche Dale? E' un truffatore già condannato in Germania a sei anni di reclusione, uno che dopo l'omicidio Pike viene ritenuto colpevole di truffa ai danni dello stesso Tony. Un caso? Ed è un caso che abbia scontato solo una parte della condanna? E' un caso che qualche mese prima dell'omicidio avesse acquistato proprio una calibro 22 – poi scomparsa- pagandola con la carta di credito di Forti? E' un caso che non sia stato chiamato a testimoniare al processo? Io non lo so se Enrico Forti è colpevole oppure è innocente come sostiene, ma non posso fare a meno di pormi domande. Il pubblico ministero Red Rubin non ha trovato prove in grado di confermare che Forti ha ucciso materialmente Dale, però ha “ribaltato la frittata”- e la vita di una persona – trasformando quello che inizialmente era accusato di essere l'assassino materiale, nel mandante: “Lo Stato non deve provare che egli sia l’assassino al fine di dimostrare che sia lui il colpevole…”. Rubin ha sostenuto che il movente è la truffa ai danni di Tony, ma dall'accusa di quella truffa Forti era stato assolto da un precedente procedimento giudiziario - lo stesso in cui Knott è stato condannato. Perchè Rubin ha potuto usare questo movente in un processo se la legge non consente l'uso della stessa accusa da cui l' imputato è stato assolto in precedenza?. Perchè ben sei appelli sono stati rifiutati senza motivazione scritta nonostante la stessa sentenza ammetta, tra le righe, la mancanza di prove e basi l'accusa su una “sensazione”? Una sensazione espressa- secondo il magistrato siciliano Lorenzo Matassa - dalla stessa persona che aveva indagato per il delitto Versace. Una delle tre figlie di Chico, Jenna Bleu, al telefono gli ha detto : «Papà, so che una di quelle stelle è per noi», forse è solo il sogno di una bambina, ma vale certamente molto di più della “sensazione” che tiene in carcere il suo papà.

di Barbara Benedettelli

martedì 22 dicembre 2009

Perchè la bilancia non è mai in equilibrio?


Avrei preferito evitare, siamo vicini al Natale, ma è più forte di me. Il mio senso di giustizia prevale, quella bilancia che rimane allo stesso livello mi ossessiona, mi sembra solo una figuretta retorica, un dipinto, un'utopia. Perchè è così difficile l'equilibrio? La notizia è di quelle che certo nei familiari della vittima hanno lo stesso valore di una pugnalata. 



Non la faccio lunga, sulla certezza della pena, sulla "giusta" pena, ho scritto tanto in questo blog e non solo. Ho anche esordito in politica con un discorso che invito ad ascoltare. Questa mattina ho scritto proprio qui, sul mio blog, gli auguri di Natale; ho augurato amore. Amore per la vita però. Se amate qualcuno non lo tenete sopra tutto e tutti? Se qualcuno fa del male a chi amate non sentite il bisogno urgente di proteggerlo, di difenderlo? Io si. Amo lei: Vita. Lei è sopra ogni cosa, non c'è nessuna cosa senza lei. La amo. Senza di lei non c'è niente. Almeno di terreno! E anche se siamo vicini al Santo Natale e tutti "dovremmo" essere più buoni, più comprensivi, non vedo perchè questa bontà e questa comprensione debba andare sempre e solo da una parte, quella di chi compie il male. Chi lo riceve ormai non può più niente. Non gli resta che il perdono, deve solo dare, ancora una volta: prima l'amato perso, ora l'amore incondizionato a chi glielo ha portato via!. Per carità, agli altri una possibilità va sempre data, e ce l'hanno! Tanto chi hanno ucciso ormai non c'è più.


La Vita in Italia- e non solo- vale davvero poco, almeno quella di chi rimane ucciso, perchè quella degli assassini invece, per un motivo o per l'altro, vale moltissimo. Quasi quasi conviene ammazzare: signori, avete un figlio che non ne vuole sapere di studiare? Uno che gironzola per le strade, un delinquentello, violento, privo del senso di responsabilità e non sapete cosa fare perchè se gli date quattro bei tozzoni come si faceva una volta rischiate che mettano voi in galera?Punirlo poi non se ne parla, perchè magari si arrabbia e vi dà quattro cazzotti. Allora sappiate che se ammazza qualcuno, nel giro di sei sette anni vi ritornerà come nuovo. Magari è anche famoso! Di certo sarà laureato e vi risparmiate pure i soldi del collegio. Mi raccomando, fate in modo che appena lo beccano chieda il rito abbreviato. Se lo fa avrà subito un premio!


Sono cattiva? Non lo so, di certo sono molto molto preoccupata di dove stiamo andando! Come scrivo nel mio profilo: se non possiamo fare a meno di dare un prezzo alla vita che sia il più alto. Che sia pagato per intero!



Rivolgo un breve appello al nostro Presidente del Consiglio, qualche tempo fa lo rivolsi a un altro Presidente, Napolitano. Io la stimo e promuovo il suo lavoro, ma adesso che conosce la violenza da vicino apra le porte del suo cuore ai parenti delle vittime di omicidio. Li ascolti e permetta alla Giustizia di essere giusta per davvero, anche e soprattutto quando si parla di violenza sulla persona. La vita è il valore più grande di tutti, sconti, riti abbreviati, premi e indulti non fanno che svalutarla. I diamanti non sono mai in saldo. 
E la vita è il più prezioso di tutti!  Senza non c'è più niente.

Buone Feste!

Questa foto di Orazio Torrisi viene dal sito del Corriere della Sera.  

Voglio leggere questa immagine come un messaggio della natura, o del cielo: 
"Vogliatevi bene. E' l'amore l'elisir di lunga vita, la chiave della serenità".
Amore, una parola grande che però a volte scompare. 
Amore, una parola semplice ma così difficile da regalare. 
Amore, un regalo grande che auguro a tutti per questo Natale. 
Buone Feste e Sereno 2010

venerdì 18 dicembre 2009

Il Malleus Politicus e le indicazioni per la caccia al Cavaliere!



In Italia la libertà d'informazione è assoluta, almeno per coloro che sono antiberlusconiani, perchè se sei dalla parte delle istituzioni allora non puoi. Non devi. Non ne hai il diritto. Se poi stimi Berlusconi e il suo lavoro, per te - com' è già per lui-, comincia la caccia alle streghe. Il Malleus Politicus sostituisce il Malleus Maleficarum ( il maglio delle streghe) . La caccia è aperta!
In Italia si fa un gran parlare di politica. Sui giornali, in tv e in questo controverso web. Si legge, si ascolta. Il botta e risposta è continuo, ossessivo! Non sempre educato. A volte è come un balletto scoordinato che non va a ritmo, è fuori dal contesto vero della politica, quello che riguarda la gente da vicino.
L'odio si respira, si vede, si sente, si tocca con mano. Ma è un odio vuoto. Non ha contenuto al di fuori della rabbia cieca che da qualche parte deve pure andare. E' come "il nulla" che spaventa tanto il mio bambino quando guarda La storia infinita.
In questi giorni si fa un gran parlare di fatti. Davvero memorabile l'editoriale di Santoro! E poi sì, è vero, c'è un quotidiano che si chiama "Il Fatto". E' ricco di opinioni, ma loro le chiamano fatti. Chissà cosa dice in proposito il vocabolario. Sì, ecco, devo dire che lascia ampia possibilità di scelta. E'arbitrario. Una parola arbitraria non andrebbe usata con cautela?
Perchè io posso scegliere questa spiegazione: “ciò che è concreto”. Ma chi non la pensa come me potrebbe sceglierne un'altra: “la vicenda di un romanzo, un film”.
Ma qui sono io a dire la mia, solo un'opinione tra le tante possibili certo. Ma la libertà di parola vale anche per me. O no?
Ero rimasta ai fatti, non accuse di una presunta elite culturale che finchè non sono provate non contano niente, ma che obbligano chi ne viene colpito almeno a difendersi perchè infangano ciò che è, ciò che fa. Oppure l'attacco mediatico è indegno solo verso alcuni?
Certo che è peggio essere chiamati razzisti che mafiosi. Dipende da che parte si sta naturalmente!
In questi giorni si dice anche che siamo tornati agli anni di piombo. E' vero. Almeno in parte. Di sicuro il clima della politica, ma anche il clima sociale, è teso. Infiamma. Mette uno contro l'altro. Anche per strada si ha ormai il terrore di parlare bene di un governo regolarmente in carica perchè non si sa mai chi hai vicino. Magari ti arriva una statuetta di Di Pietro in faccia! Cos'è questo. Non è terrore? Cos'è?
A me però viene in mente anche qualcos'altro. Mi viene in mente la caccia alle streghe: una proiezione dell'immaginazione che si alimentava grazie alla persecuzione, alla menzogna. Ieri l'inquisizione era armata del Malleus Maleficarum. Un librone guida per inquisitori e seguaci. Oggi invece, a parer mio, c'è una sorta di Malleus Politicus Mediaticus. Lo vogliamo negare?.
Ma veniamo al primo. Durante i processi per stregoneria si dava valore, molto valore, alle parole dei testimoni. Se almeno due persone dicevano la stessa cosa allora quella era la verità- ovvero un "fatto". Una verità che bastava a se stessa come prova. Ma come ci si arrivava a quella verità?
Se per caso uno dei testimoni non era convinto che l'accusato fosse colpevole di stregoneria, allora lo si metteva in condizioni “di esserlo”. Per esempio, se rispondevi che le streghe non esistono o che quella persona- o te stesso- non ha fatto piovere, allora ti dicevano: “quindi le streghe che fin'ora abbiamo mandato al rogo erano innocenti ?” La risposta era necessaria, ma c'era un problema. Se dicevi si', allora eri considerato eretico, perchè non credere alla stregoneria era Eresia!
Un po' come oggi: “se non credi che Berlusconi è il male allora ti mettiamo al rogo insieme a lui!” . Più o meno.
Il Malleus conteneva una serie di indicazioni e regole che chiunque potesse seguire, così, tanto per armare qualche invasato. E descriveva i famosi “fatti”- che siccome erano scritti dalla elite allora erano veri-, come per esempio che le streghe facevano venire i temporali. Di “fatto” quando qualcuno stava un po' sulle cosiddette bastava leggere il Maleus e zac. Bruciato!
Allora era la Chiesa- un grande Papa se ne assunse la responsabilità e chiese scusa-, che se ti riconosceva come nemico ti lasciava in pasto a coloro che aveva ben istruito, indottrinato, forzato con i vari metodi imposti e il bel librone. Oggi c'è il Malleus Politicus voluto da una parte politica che attraverso i media indottrina, tenta di condizionare fornendo immagini collettive in grado di modificare la percezione della realtà, di annebbiarla, o di renderla confusa.
Il clima di sospetto e di terrore era generale e grande. Insomma, un po' come oggi, quando vai in giro e devi stare attento a cosa dici, perchè altrimenti se non ti insultano ti arrestano, se non ti arrestano ti intercettano, se non ti intercettano ti tirano le pietre. Vedi tu!
B.B.

martedì 15 dicembre 2009

Resisti Silvio siamo con te!

RESISTI SILVIO!!!









Io Domenica ero presente. Mi sono emozionata nel vedere che c'è tanta gente, gente normale, familie intere, giovani e meno giovani che credono in Berlusconi e in questo Governo. Gente che sventolava bandiere del Pdl, gente che sventolava bandiere del nostro paese. Che cantava con la mano sul cuore. Io c'ero. 


Ho avuto modo di incrociare gli occhi del Presidente un momento prima di quell'atto terribile. Il suo sguardo era teso, stanco, preoccupato. La disinformazione è notevole per quanto riguarda le riforme e il lavoro del governo, e questo è uno dei motivi per cui ho realizzato questo sito. 
Ma c'è anche il discredito. Discredito verso la persona, più che verso il politico, con la volontà di annientarla umanamente e moralmente. Un discredito che insinua dubbi, che contribuisce a creare odio, invidia, tutti i sentimenti umani peggiori! Una disinformazione e un discredito che - insieme all'annientamento dell'uomo Berlusconi e di quello che rappresenta per milioni di italiani, un esempio da seguire e imitare-, punta anche a fare quello che un certo potere ha sempre voluto fare: omologare le masse, impedire loro di avere opinioni proprie, annientare l'individualità, le capacità personali, la possibilità di emergere e realizzare i propri sogni attraverso fatica, lavoro, sacrifico, disciplina. 

Questo governo, guidato da Berlusconi, sta riformando il paese, lo sta facendo per davvero. Sta rompendo schemi antichi che oggi frenano il naturale processo di crescita e mutamento. Sì. Ogni mutamento forte e radicale crea scompiglio, è vero. Ma è anche vero che è necessario e che ad esso non ci si può sottrarre. 

E' ora di dimostrare che c'è anche un'Italia fiera e consapevole che le cose non si possono cambiare in un giorno, che ci vuole tempo, e che bisogna dare a chi si è assunto una responsabilità enorme la possibilità, la serenità di compiere il bene del paese. E' ora che anche l'opposizione diventi un'opposizione sana, vera, gente che ricorda quali sono le manchevolezze, gli errori, le necessità e che sia pronta a collaborare, ma con la consapevolezza che adesso un governo c'è. E non va sovvertito. Non va negato. Non va discreditato. Va sostenuto e aiutato nel suo lavoro. 
I contestatori usano spesso la parola Democrazia, eppure siamo noi, che sosteniamo un regolare governo in carica, ad avere un sottile senso di paura di esprimere le nostre idee. Le nostre opinioni, il nostro sostegno. Questa è Democrazia? 
Dicono: vogliamo libertà. Che libertà vogliono più di quella che permette loro di insultare, diffamare, minacciare, interrompere il diritto di manifestare "regolarmente e pacificamente" attraverso fischi, grida, parolacce, facendo di tutto per impedire la libertà di parola e di riunione a chi non la pensa come loro?. 
Perchè il diritto leso è sempre quello di chi contesta e infrange ogni regola anche la più elementare e semplice? 
Perchè il Presidente del Consiglio deve subire attacchi su attacchi, menzogne, falsità, accuse, processi faziosi, ogni cosa indegna e quando si difende viene nuovamente contestato? 
Basta, tutto questo non è più ammissibile. 
Come non è ammissibile che un luogo così utile come internet diventi terra di nessuno, una terra in cui chiunque può attaccare il suo avversario ed ergersi a signore delle verità assolute senza rispondere di quanto afferma davanti alla legge!
E' ora di crescere, tutti, di assumersi la responsabilità piena della vita personale con i propri fallimenti senza addebitarli ad altri per comodità e che si assuma le responsabilità che si hanno verso gli altri, che siano amici o no. 
Responsabilità deve valere per tutti. 
Torno all'oggetto di questo post. Oggi abbiamo bisogno di essere uniti. Lo dissi qualche tempo fa riferendomi all'emergenza violenza, un'emergenza che questo governo sta tentando e bene di rendere più debole, lo ribadisco ora. Dobbiamo essere uniti per cambiare quello che non va. 
C'è un tempo per ogni cosa - diceva Coquelet- adesso è il tempo della solidarietà, della vicinanza, del rispetto, del cambiamento e di una Democrazia vera! 

Il Presidente del Consiglio ha bisogno di noi più che mai. L'Italia deve essere unita! Ognuno deve fare ciò che può fare nel suo ruolo, nella sua quotidianità. Noi abbiamo la capacità di ragionare, usiamola per noi stessi e per spiegare a chi non riesce a vedere come stanno le cose per davvero. Invitiamo le persone a informarsi su quanto il governo sta facendo per ognuno, anche per chi fa della contestazione uno sport!




domenica 13 dicembre 2009

Sì al Lodo Alfano come garanzia di Democrazia!





Lo scrittore e sociologo Elias Canetti nel suo saggio “Massa e potere” dice esplicitamente che la base elementare della democrazia è l'immunità dei consociati: chi siede nel parlamento e fa lotta politica deve essere sicuro di non poter essere oggetto di persecuzioni da parte dell'altro. Se manca questo non c'è la pre-condizione della Democrazia. Se il parlamentare è in balia del suo avversario politico questo può espellerti dal parlamento con ogni mezzo possibile, ecco perchè l'immunità parlamentare, sancita anche dall'art.68 della nostra Costituzione, è necessaria. Articolo che prevede garanzie a salvaguardia della funzione dell'individuo e quindi al buon funzionamento del Parlamento. 


Come cittadina italiana prima ancora che come Dirigente di un Movimento politico di destra, sono indignata e offesa da chi non esserva questa base elementare di Democrazia. Sono offesa da coloro che con una maschera viola scendono in piazza con striscioni diffamanti. Sono arrabbiata verso coloro che si dicono apolitici ma che scendendo in piazza contro un Governo fanno politica senza averne consapevolezza! Gridano oscenità e menzogne senza neanche il coraggio di mostrare il volto!. E' ora di dire basta! Vi aspettimo a Milano alle 17 di oggi domenica 13 dicembre per farlo tutti insieme!



Art. 68. Costituzione Italiana
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.



sabato 12 dicembre 2009

Insieme per sostenre Silvio Berlusconi e questo Governo



Domenica 13 Dicembre alle 17 vi aspetto insieme al Movimento per l'Italia al Duomo di Milano ( retro) per sostenere questo Governo. 
Sarà presente Silvio Berlusconi!

martedì 17 novembre 2009

Credo nell'innocenza di quest'uomo e vi invito ad approfondire questa incredibile storia!

Un uomo è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza da quasi dieci anni.
Ha subito un processo con tanti perchè.
Non gli è stato concesso il diritto di un secondo processo.
Lui non chiede altro che la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

lunedì 16 novembre 2009

Cesare Battisti un rifugiato politico?


Caro Presidente Lula,
uomini grandi, che per cognome fanno Battisti, in Italia ne abbiamo. Uno di loro - proprio in quegli anni così violenti in cui lo stesso nostro "rifugiando"( e al di là del neologismo sarebbe forse piu' appropriato dire :ergastolano mancato) agì - allietava i cuori e le menti di tanti giovani svuotandoli così dell'odio che, come fumo denso, impregnava ogni luogo di questo nostro paese. Riporto proprio qui, in questa lettera aperta, l'estratto dell'ultima opera di questo grande artista, che di nome fa Lucio e che il mondo ci invidia:


Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l'impero
non è il punto:

il punto era l'incendio.



Hegel Battisti-- Panella 1994


Mi permetto di dare un'interpretazione personale e per questo piu' o meno condivisibile. Se anche il "rifugiando" Battisti - quello che si trova oggetto di un bizzarro e assurdo contenzioso - fosse per davvero l'uomo dai grandi ideali politici in pericolo di vita nel nostro paese, dal momento che questi presunti ideali hanno dato come risultato qualcosa per niente presunto come la morte, la disperazione e il dolore che ancora oggi si perpetuano nelle vittime, le parole di Lucio Battisti sono lì a dire: non conta chi sei e da che parte stai. Non conta il perchè di un'azione violenta al danno di altri uomini. E' il risultato della tua azione ad avere valore: è l'incendio che va considerato. E qui l'incendio non è del pensiero soltanto, ma è di un pensiero distoro e violento – politico o meno - che si trasforma in azione. Azione armata. E va condannato in nome di tutti i piu' sani principi. 


La nostra Costituzione, comunque la si pensi, è contro l'uso delle armi anche se usate per reali o ipotetici "scopi politici". L'articolo 18, al secondo comma, stabilisce che: "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare". E che cos'era un gruppo che si chiamava "Proletari Armati per il Comunismo" se non un'organizzazione di carattere "militare" ? 
Rifugiato politico? Non è questo il caso. Il Cesare Battisti che in questi giorni ci fa tanto parlare non è infatti il patriota. L'eroe omonimo. Qui non si discute del Tenente del 6º reggimento della 2ª compagnia del battaglione "Vicenza" , premiato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, per l'eroismo e il coraggio dimostrati nel supremo sacrificio, durante la Grande Guerra, a cui sono state riservate le seguenti parole:


«Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio, sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia»


No, noi stiamo parlando di un altro Cesare Battisti. Uomo colto, certamente, altrimenti non saremmo qui a discutere. E astuto anche. E qui faccio una parentesi. 
Mi permetto un breve riferimento a un altro nostro grande Cesare, che però di cognome fa Lombroso, padre dell'antropologia e studioso che di criminali se ne intendeva parecchio. Non mancano certo contestazioni nei confronti della sua teoria atavica secondo la quale i caratteri somatici possono indicare le caratteristiche umane delle persone. Ma capita di frequente constatare come criminali di vario genere abbiano effettivamente qualche cosa che li accomuna. Naturalmente salvo eccezioni. Le immagini che gli scatti fotografici ci mostrano del"rifugiando" Battisti ci riportano un ghigno. E osservandolo la sensazione non è certo tranquillizzante. La sensazione è di inquietudine, il sentimento che ne scaturisce è di rabbia. Il sapore di quel ghigno è la beffa, quello che si legge è la presunzione di superiorità intellettuale. Forse dovremmo dire:"ideologica". Altrimenti spiegatemi qual'è il fine sociale/ideologico della rapina, del sequestro di persona, del furto, della gambizzazione. 


L'Italia di allora era quella che è magistralmente descritta con un'ironia devastante e tragica nel film Il Belpaese di Luciano Salce, interpretato dal nostro Paolo Villaggio. Le rapine a mano armata e i sequestri erano all'ordine del giorno. Regnava il terrore assoluto. La paura. I commercianti che rischiavano la vita ogni ora del giorno decisero di armarsi anche loro. Per difendersi. Questo puo' essere piu' o meno discutibile. Io odio le armi. Sono per le lotte non violente fermamente convinta del potere delle parole giuste dette al momento giusto. Ma la legittima difesa era e rimane un diritto. E Pierluigi Torregiani prima, e Lino Sabbadin poi, lo hanno esercitato. Quale diritto esercitò Battisti?


Per questi due delitti è condannato come complice e mandante sulla base delle dichiarazioni di un pentito, ed è proprio qui il punto debole al quale i suoi sostenitori si appellano. E' dunque innocente? Lo provi. Ma non dimentichi, chi lo protegge e difende, che i capi d'accusa sono ben 11. Che ci sono le prove. I testimoni. Rapina, sequestro di persona, gambizzazione, furto, banda armata e due omicidi attribuiti materialmente a lui: Antonio Santoro, polizia penitenziaria, e Andrea Campagna, agente della DIGOS. Ad ogni modo, Battisti Cesare, ex-terrorista rimane e non lo nega. E il terrorismo è una forma di guerra civile "estrema", violenta e intimidatoria, che ha l'ambizione di risolvere le tensioni, reali o presunte, della politica. Ed è sempre e comunque da condannare.


L'Italia non è certo il Paese in cui Battisti " il rifugiando" rischia la vitaNon per mano della nostra Giustizia, fin troppo garantista verso i condannati, anche quando colti sul corpo di una donna con in mano il suo cuore spento e sanguinante. E l'ergastolo, parliamoci chiaro, neanche esiste piu' per davvero.

La vita la rischiamo noi tutti, se diamo i messaggi sbagliati. I PAC, di cui Battisti era un esponente, rapinavano a mano armata e intimidivano coloro, forze dell'ordine o privati cittadini, che tentavano di fermarli perchè convinti che, essendo "proletari"( e poveri), avevano il diritto di agire sopra la legge. Con la forza. Ebbene, oggi, in un momento di crisi economica e morale, erigere a "idolo" o "vittima del sistema o della storia" chi si è macchiato di tali crimini, significa dare un messaggio forte e chiaro: "la legge non conta. La legge sono io". E qui "io" non è il buon Gesù. E' l'uomo qualunque che da un istante all'altro si erge a dio, e nel delirio di onnipotenza che noi gli garantiamo, uccide.


Barbara Benedettelli

giovedì 5 novembre 2009

ANCHE L’ITALIA E’ POVERA



Documento di una verità taciuta 


L’Associazione “Progetto di Vita” nasce con l’intento di dar vita a progetti tesi a sconfiggere la povertà che esiste anche in Italia.
Siamo la prima Associazione ad aver posto sul tappeto la questione italiana 
I nostri anziani, i nostri bambini poveri, le nostre famiglie indebitate, le nostre aziende in crisi forse non rappresentano un problema ?
Si parla tanto e ci si impegna tanto per i popoli cosiddetti del “terzo mondo” e questo è senz’altro ammirevole, ma succede che non si guarda “vicino” . Ne consegue che non si prende atto del fatto che anche l’Italia è povera e non vi è impegno per gli strati davvero ridotti in miseria che in essa vivono ed esigono di essere aiutati.
Noi vogliamo prendere atto dell’esistenza di un numero davvero impressionate di famiglie che non arrivano a fine mese e che sono sommerse dai debiti.
Molte persone addirittura rovistano tra i rifiuti , soprattutto anziani . Non si parla di esse o se ne parla troppo poco.
Si possono osservare, inoltre, file quasi interminabili presso le mense dei poveri .
Ciò evidenzia come tanti italiani ricorrono all’aiuto dei centri preposti per poter “mangiare” : questo dovrebbe far riflettere tutti.
L’Italia non è ricca, ma ha falle pietose di miseria di cui nessuno vuol parlare per paura o per vigliaccheria.
Ciò che colpisce di più è che le campagne di sensibilizzazione sono rivolte esclusivamente nei confronti dei poveri che vivono all’estero. 
Va bene occuparsi di tutti i poveri , tuttavia occorre farlo partendo dai poveri che vivono nella nostra Italia.
Molte sono le necessità economiche di un Paese che ha subito l’avvento dell’euro.
Non dobbiamo essere sordi o ciechi e le nostre battaglie saranno quelle dell’affermazione dei diritti degli italiani.
Dobbiamo riammettere nel circolo dell’economia tutti quegli italiani che dall’economia sono stati esclusi.
E’ pura demagogia parlare sempre e solo di aiuti umanitari nei confronti del terzo mondo , cosa sana e giusta, ma è ora che esista un movimento in Italia che si batta affinché gli italiani non diventino sempre più poveri e la nostra nazione possa rifiorire e riabilitare quanti sono rimasti indietro .
Molti si sono indebitati non certo per superficialità nel gestire il denaro, ma perché non basta lo stipendio neppure per acquistare i generi di prima necessità.
Quali sono le soluzioni?
L’Associazione “Progetto di Vita” vuole cercare soluzioni coinvolgendo la cittadinanza che deve essere la vera fautrice del risveglio economico degli italiani.
Dobbiamo costituire una rete di cittadini che si adoperino , dandosi la mano, per trovare soluzioni immediate , coinvolgendo anche le banche , le società, gli imprenditori per salvare non solo i cittadini, ma anche l’imprenditoria italiana dal crollo economico vero e proprio.
Il terzo mondo sappiamo che ha problemi gravissimi non risolti, ma anche l’Italia rischia di diventare un paese davvero “ povero”. Possiamo dire che l’Italia è “il secondo mondo”, ossia un mondo che è prossimo a compiere il passo successivo che lo farà diventare “terzo mondo”.
Di seguito sono elencate alcune iniziative che l’Associazione “Progetto di Vita” ha intenzione di realizzare: 
• Adotta un povero italiano; 
• Social Day o “Marcia dell’Amore”; 
• Referendum per l’attuazione del “Prestito Definitivo e Conclusivo”;
• Referendum per l’abrogazione di leggi punitive e restrittive (norme bancarie vigenti ) e per l’attuazione di disposizioni più flessibili per l’accesso al credito anche da parte di chi non possiede i requisiti ;
• Moratoria inerenti ai protestati e falliti; 
• Referendum per l’attuazione del “Microcredito” a favore delle famiglie, dei single, dei “grandi poveri” ; 
• Tutela dei protestati e dei falliti e loro reinserimento nella società perché non vi sia discriminazione “economica” e, quindi, discriminazione sociale.

FONTE

mercoledì 4 novembre 2009

Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"

Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"

di Andrea Tornielli

La provocazione dello scrittore cattolico: "Non esiste solo il sentimento religioso ma pure quello politico. Anche questo può essere offeso"
«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.
Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».
Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».
Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».
Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».
Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».
Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».
Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».
Il presidente rappresenta la nazione, rappresenta tutti, ed è un’istituzione laica.
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».
Chi vuole togliere la croce dalle aule e dagli uffici si appella alla laicità dello Stato e al pluralismo religioso.
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».
Come, non ricorda il caso clamoroso di Adel Smith?
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».

martedì 3 novembre 2009

Gott ist tot ? Dio è morto?


Credenti o non credenti tutto cio' che siamo viene dalla nostra cultura. Una cultura cristiana. 

Eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche? 

Non basta dare ai giovani la libertà di scegliere se partecipare o meno all'ora di religione? Non basta chiedere che venga insegnato anche l'islam? Non basta lasciare la libertà di appenderlo o meno questo crocefisso? Di guardarlo o meno, e scusate un lieve sarcasmo, di pregarlo o meno? Sono forse bigotta? Vi assicuro di no. Non vado a messa, ebbene sì, confesso. Credo piu' nei grandi uomini e nelle grandi donne di fede ( e tra questi anche preti ma non solo o necessariamente) che nella Chiesa. Dio per me non è un atto di fede, ma lo sento nello stesso atto di vivere. Nel respiro del mondo. E un crocefisso appeso in un' aula scolastica certo non mi turba. Non mi impedisce di trasferire ( non obbligare attenzione) ai miei figli il mio pensiero sulla religione. Sulla possibilità che Dio esista oppure no. Che il "vero" Dio sia un altro.  Nè, quando io ero bambina prima e ragazzina poi, mi ha impedito di osservare e valutare altri mondi. Altre possibilità. 

Credo che in un periodo in cui i valori sono in crisi, un momento in cui altre culture religiose fanno di tutto per sovrastare la nostra, eliminare dalle scuole "il" simbolo per eccellenza della cultura dalla quale proveniamo sia un errore. Credo sia, a sua volta, "un simbolo" che non ci possiamo permettere. 

E ditemi perchè la corte di Strasburgo si preoccupa di "uccidere" un "uomo" che è già in croce grazie all'esposto di una signora premurosa evidentemente non solo verso i suoi figli ma anche verso i nostri ( dovrei allora ringraziarla per questo?), e invece non sono stati presi mai provvedimenti quando gli esposti riguardavano l'equità delle pene per violenza e omicidio? 

Nessun parente di vittima di omicidio ha mai pensato di rivolgersi alla Corte europea? Bene, da oggi sappiate che potete farlo! Vi dovranno ascoltare. E poi dovranno provvedere a risolvere "l'arcano" che vede assassini feroci uscire di prigione dopo un paio di anni soltanto per buona condotta! Vi ascolteranno sì. 

A meno che il Gott ist tot. Dio è morto! di Nietzsche non sia ancora attuale. Ovvero: se Dio( inteso come valori) è morto, allora dalle sue ceneri sorgeranno nuovi valori. Ma tra gli uni e gli altri c'è il nichilismo, ovvero la perdita di ogni valore. E mi sembra che proprio qui, ora, siamo!  Cito in merito un grande  psicoanalista, Luigi Zoja:  

" Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. 

Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? 

Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. 

Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. 

Il comandamento si svuota. 

Perchè non abbiamo piu' nessuno da amare".

  





"Stop al crocefisso in classe"

Sentenza Corte diritti Uomo Strasburgo


I crocefissi cattolici vanno tolti dalle aule scolastiche. Lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana, che andrà risarcita dall'Italia con 5mila euro. Per la Corte la presenza di questi simboli costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione". Il governo italiano annuncia ricorso.


Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, madre di due ragazzi, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), di togliere i crocefissi dalle aule frequentate dai suoi figli. Nei ricorsi davanti ai tribunali in Italia aveva sempre perso. Ora, i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione. La sentenza, rende noto l'ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

Frattini: "Colpo mortale a Europa dei valori"
"La Corte europea di Strasburgo ha dato un colpo mortale all'Europa dei valori e dei diritti'". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Marrakech ha commentato il no al crocefisso nelle scuole italiane da parte della Corte europea dei diritti umani. "L'identità cristiana - ha proseguito il ministro - è la radice dell'Europa: così si dà un colpo mortale alla possibilità che l'Europa cresca e non sia solo un'Europa dei mercati". 

Bersani: "Crocefisso non offensivo"
"Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, arrivando nella sede della Commissione Europea, ha commentato la controversa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

Cei: "Decisione ideologica"
La decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso "suscita amarezze e non poche perplessità": così la Conferenza episcopale italiana. "Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni - afferma l'ufficio per le comunicazioni sociali della Cei in una nota - in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". "Risulta ignorato o trascurato - secondo i vescovi - il molteplice significato del crocefisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale".

Il governo italiano annuncia ricorso
La reazione dell'Italia è stata immediata. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha dichiarato che il governo di Roma ricorrerà contro la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Mons. Paglia (Cei): "Irresponsabile cancellare crocefisso"
Il crocefisso rappresenta "una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare". Lo ha affermato in un'intervista alla Radio Vaticana, mons. Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interculturale. "Il presupposto - afferma il presule - è di una debolezza umanistica, oltre che religiosa, del tutto evidente. Anche perché la laicità non è l'assenza dei simboli religiosi, ma la capacità di accoglierli e sostenerli".

Gelmini: "Nessuno può toglierci le nostre tradizioni"
"La presenza del crocefisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi". Lo afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "Nel nostro Paese - aggiunge - nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E' altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". Poi, ancora: "Non è eliminando le tradizioni dei singoli Paesi che si costruisce un'Europa unita, bisogna anzi valorizzare la storia delle nazioni che la compongono".

Il Vaticano: "Dobbiamo valutare la sentenza"
Per ora la Chiesa prende tempo. Prima di pronunciarsi sulla sentenza, il Vaticano vuole leggere la motivazione. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.

Stupro di Guidonia. Cluadio Brachino intervista la madre della ragazza.


Oggi, 3 novembre 2009, a “Mattino Cinque” il direttore di Videonews Claudio Brachino, ha intervistato la mamma della ragazza vittima dello stupro di Guidonia a proposito della certezza della pena e di come la figlia e il suo ragazzo stiano superando questo momento difficile. 

D: Che cosa ha provato alla notizia che due delle persone del cosiddetto branco che non violentarono ma che offrirono un passaggio, diciamo così, per la fuga dei quattro violentatori, sono tornati liberi ?
R: “Sento tanta rabbia, tanto dolore e ancora di più. Non so spiegare esattamente quali sono i miei sentimenti.”

D: Ha detto provo tanti sentimenti confusi, questo l’ho letto e glielo ripeto, confusi ma non buoni anche perché c’è la possibilità che anche gli altri quattro per motivi di burocrazia, di formalismo giudiziario possano tornare momentaneamente liberi.
R: “No ma né momentaneamente né mai. Devono rimanere dentro. Solo e soltanto dentro.”

D: Come sta sua figlia oggi?
R: “Che le devo dire? Prova ad andare avanti. Proviamo ad andare avanti, tutti ci proviamo andare  giorno per giorno.”

D: Ho letto se non ho capito male, in un’intervista non televisiva, questa è la prima volta che viene in uno studio e di questo la ringrazio, che i due ragazzi, parliamo anche del ragazzo che ha assistito a questa vicenda nel bagagliaio della macchina, hanno da poco ripreso a camminare. E così?

R: “Si. Quella sera, quella maledetta sera,. non erano due persone erano due morti che camminavano. Come le potrei spiegare, due spiriti, uno accanto all’altro. Poi piano piano, con l’aiuto della famiglia, di tutte e due le famiglie, delle sorelle, degli amici, di tutta la gente che li vuole bene, hanno rincominciato a camminare. Piano piano, ma vanno avanti.”

D: Ne parlate spesso? Approfondite l’argomento, oppure si parla del futuro, della vita che deve andare avanti?.
R: “Si parla di tutto,di quel che fu e di quel che sarà. Perché purtroppo di quel che sarà tocca a parlarci, di quel che fu è inevitabile.”

D: Sua figlia come ha reagito alla notizia dei due fiancheggiatori, chiamiamoli così, liberi?
R: “Una doccia di acqua fredda? Penso che è così.”

D: Signora lei ha detto che è credente ma si è chiesta, legittimamente, dove era Dio quella sera. Come ha risolto questo problema con se stessa?
R: “Con me stessa che le posso dire? Io con Dio ho sempre un filo diretto, parlo con Lui, ma ancora il dolore è tanto e penso che ci vorrà del tempo.”

D: Noi parliamo molto spesso, di certezza della pena, se sono giuste alcune norme oppure no, della psicologia, dell’antropologia degli stupratori, tendiamo un po’ a dimenticarci delle vittime no?
R: “E  questo non si può dimenticare.”

D: Sua figlia ha avuto l’affetto, la solidarietà della comunità, l’affetto degli altri o è isolata?
R “Lei fa una vita normale, la famiglia le sta dietro, gli amici le stanno dietro, non l’hanno mai lasciata mai da sola, da soli, stanno sempre dietro a loro.”

D: Che cosa teme per il futuro? Teme un crollo psicologico? Crede che ce la farà?

R: “Io credo che se sarà fatta giustizia veramente, non proverà né mia figlia né lui, al contrario penso che per una volta si sentiranno sicuri.”

D: “Uscita da qui oggi, cosa farà con sua figlia?”
R:“Ci proverò come sempre, come tutti i giorni ad andare avanti tranquillamente il più serenamente possibile.”



La madre della ragazza ha chiesto alle istituzioni:

“Voglio che, questi signori che stanno al governo, che sono loro che fanno le leggi,si mettano  per un secondo, è poco quello che chiedo, al posto di questi ragazzi. Il parlamento che fa la legge, questi signori con la toga nera, ma volete fare veramente fare le cose per bene.”

lunedì 2 novembre 2009

Sposo ogni parola della signora Tarantelli in merito al suicidio di Diana Blefari.



Roma, 2 novembre 2009 - "Non vorrei che adesso la storiadelle nostre coscienze incominciasse l’attimo prima del gesto estremo, e non nel contesto di violenza a cui Diana Blefari si è dedicata per molti anni. Una violenza di cui il suicidio - questo è il punto cruciale - è solo l’ultimo atto". Usa parole ferme e chiare,Carole Beebe Tarantelli, vedova di Ezio Tarantelli, economista, professore universitario, presidente del centro studi della Cisl, teorico della predeterminazione degli scatti di scala mobile, un uomo del dialogo e della concertazione, come Massimo D’Antona e Marco Biagi, assassinato 25 anni fa dalle Brigate Rosse con venti pallottole, tanto per essere sicuri di non sbagliare.
 Intervistata stamane dal la Stampa, Carole Beebe Tarantelli, psicanalista, ex parlamentare Pds, afferma: "Gli italiani sembrano aver perso non solo la memoria storica, ma anche la capacità di costruire una memoria storica". L’International Journal of Psycoanalysis sta per pubblicare un suo studio dal titolo "Le Brigate Rosse. Struttura e dinamica dei gruppi violenti".Signora Tarantelli, di cosa ha paura?"Spero di sbagliarmi, ma temo che Diana Blefari possa diventare una vittima del sistema carcerario".Secondo gli avvocati lo è. Cosa la disturba? "Vorrei che non si dimenticasse il resto della storia, tutta la catena di violenza. La signora Blefari ha dichiarato agli inquirenti che se avesse avuto fra le mani Marco Biagi, prima di ucciderlo, lo avrebbe torturato. Me lo ha confermato personalmente la signora Biagi. Parole orribili. L’omicidio non era sufficiente, avrebbe voluto di più. Ecco, vorrei che la pena di adesso non cambiasse la storia".È una storia segnata, nell’ultimo periodo, anche da sofferenza psichica. Lo sa? "Se lo dicono gli avvocati, non ho motivo di dubitarne. E mi dispiace molto, aggiunge ulteriore dolore. Perché una persona malata deve essere curata sempre, senza dubbio. E vorrei che fossimo tutti vivi, tranne quelli che devono morire di vecchiaia. Lo ripeto: non ce l’ho con questa persona, non sento bisogno di giustizia ad ogni costo. Non dirò mai: “Uno in meno”. Anche se l’ho sentito dire molte volte".Può essere stato un suicidio per motivi ideologici? "Non lo so, non mi azzardo. Non si possono indagare le ragioni profonde di un suicidio. È un gesto privato di una disperazione immensa, imperscrutabile. E poi i chissà... Chissà se stava collaborando. Chissà come ha vissuto quell’esperienza dentro di lei. Chissà come reggeva il carcere, la privazione della libertà, una condizione sicuramente molto dura... Nessuno può sapere".Nel suo saggio come affronta il tema del brigatismo dal punto di vista psicanalitico?"Non parlo mai di individui. Perché per giudicare l’individuo nelle sue motivazione personali dovrei conoscerlo a fondo. Non ci entro, per una questione di rispetto. Ma parlo delle dinamiche del gruppo. E soprattutto delle dinamiche che portano alla clandestinità, alla separazione dal mondo - ad essere dei “fantasmi”, come dice Moretti - per pianificare distruzione e morte. Mi interessa indagare l’attrazione per la violenza. Dove la politica, ritengo io, è sempre stata solo una foglia di fico. Giustificazione, non motivo".Sabato sera un "fantasma" è morto in carcere. Come risponde alle polemiche sulla morte di Diana Blefari? "Voglio capire anch’io. Voglio sapere cosa è successo. Ma se si deve utilizzare questa morte per qualcosa, prima di tutto bisogna farlo per trovare un modo per prevenire altri atti così. Mi sento di dire questo, in un momento tanto tragico. Ma è altrettanto importante anche un altro aspetto".Qual è? "Dobbiamo tenere sempre presenti tutti gli attori, tutte le vittime, i diversi pezzi della stessa storia, tenere insieme pietà e rigore".Fonte