martedì 17 novembre 2009
Credo nell'innocenza di quest'uomo e vi invito ad approfondire questa incredibile storia!
Ha subito un processo con tanti perchè.
Non gli è stato concesso il diritto di un secondo processo.
Lui non chiede altro che la possibilità di dimostrare la propria innocenza.
lunedì 16 novembre 2009
Cesare Battisti un rifugiato politico?
Caro Presidente Lula,
uomini grandi, che per cognome fanno Battisti, in Italia ne abbiamo. Uno di loro - proprio in quegli anni così violenti in cui lo stesso nostro "rifugiando"( e al di là del neologismo sarebbe forse piu' appropriato dire :ergastolano mancato) agì - allietava i cuori e le menti di tanti giovani svuotandoli così dell'odio che, come fumo denso, impregnava ogni luogo di questo nostro paese. Riporto proprio qui, in questa lettera aperta, l'estratto dell'ultima opera di questo grande artista, che di nome fa Lucio e che il mondo ci invidia:
Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l'impero
non è il punto:
il punto era l'incendio.
Hegel Battisti-- Panella 1994
Mi permetto di dare un'interpretazione personale e per questo piu' o meno condivisibile. Se anche il "rifugiando" Battisti - quello che si trova oggetto di un bizzarro e assurdo contenzioso - fosse per davvero l'uomo dai grandi ideali politici in pericolo di vita nel nostro paese, dal momento che questi presunti ideali hanno dato come risultato qualcosa per niente presunto come la morte, la disperazione e il dolore che ancora oggi si perpetuano nelle vittime, le parole di Lucio Battisti sono lì a dire: non conta chi sei e da che parte stai. Non conta il perchè di un'azione violenta al danno di altri uomini. E' il risultato della tua azione ad avere valore: è l'incendio che va considerato. E qui l'incendio non è del pensiero soltanto, ma è di un pensiero distoro e violento – politico o meno - che si trasforma in azione. Azione armata. E va condannato in nome di tutti i piu' sani principi.
La nostra Costituzione, comunque la si pensi, è contro l'uso delle armi anche se usate per reali o ipotetici "scopi politici". L'articolo 18, al secondo comma, stabilisce che: "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare". E che cos'era un gruppo che si chiamava "Proletari Armati per il Comunismo" se non un'organizzazione di carattere "militare" ?
Rifugiato politico? Non è questo il caso. Il Cesare Battisti che in questi giorni ci fa tanto parlare non è infatti il patriota. L'eroe omonimo. Qui non si discute del Tenente del 6º reggimento della 2ª compagnia del battaglione "Vicenza" , premiato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, per l'eroismo e il coraggio dimostrati nel supremo sacrificio, durante la Grande Guerra, a cui sono state riservate le seguenti parole:
«Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio, sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia»
No, noi stiamo parlando di un altro Cesare Battisti. Uomo colto, certamente, altrimenti non saremmo qui a discutere. E astuto anche. E qui faccio una parentesi.
Mi permetto un breve riferimento a un altro nostro grande Cesare, che però di cognome fa Lombroso, padre dell'antropologia e studioso che di criminali se ne intendeva parecchio. Non mancano certo contestazioni nei confronti della sua teoria atavica secondo la quale i caratteri somatici possono indicare le caratteristiche umane delle persone. Ma capita di frequente constatare come criminali di vario genere abbiano effettivamente qualche cosa che li accomuna. Naturalmente salvo eccezioni. Le immagini che gli scatti fotografici ci mostrano del"rifugiando" Battisti ci riportano un ghigno. E osservandolo la sensazione non è certo tranquillizzante. La sensazione è di inquietudine, il sentimento che ne scaturisce è di rabbia. Il sapore di quel ghigno è la beffa, quello che si legge è la presunzione di superiorità intellettuale. Forse dovremmo dire:"ideologica". Altrimenti spiegatemi qual'è il fine sociale/ideologico della rapina, del sequestro di persona, del furto, della gambizzazione.
L'Italia di allora era quella che è magistralmente descritta con un'ironia devastante e tragica nel film Il Belpaese di Luciano Salce, interpretato dal nostro Paolo Villaggio. Le rapine a mano armata e i sequestri erano all'ordine del giorno. Regnava il terrore assoluto. La paura. I commercianti che rischiavano la vita ogni ora del giorno decisero di armarsi anche loro. Per difendersi. Questo puo' essere piu' o meno discutibile. Io odio le armi. Sono per le lotte non violente fermamente convinta del potere delle parole giuste dette al momento giusto. Ma la legittima difesa era e rimane un diritto. E Pierluigi Torregiani prima, e Lino Sabbadin poi, lo hanno esercitato. Quale diritto esercitò Battisti?
Per questi due delitti è condannato come complice e mandante sulla base delle dichiarazioni di un pentito, ed è proprio qui il punto debole al quale i suoi sostenitori si appellano. E' dunque innocente? Lo provi. Ma non dimentichi, chi lo protegge e difende, che i capi d'accusa sono ben 11. Che ci sono le prove. I testimoni. Rapina, sequestro di persona, gambizzazione, furto, banda armata e due omicidi attribuiti materialmente a lui: Antonio Santoro, polizia penitenziaria, e Andrea Campagna, agente della DIGOS. Ad ogni modo, Battisti Cesare, ex-terrorista rimane e non lo nega. E il terrorismo è una forma di guerra civile "estrema", violenta e intimidatoria, che ha l'ambizione di risolvere le tensioni, reali o presunte, della politica. Ed è sempre e comunque da condannare.
L'Italia non è certo il Paese in cui Battisti " il rifugiando" rischia la vita. Non per mano della nostra Giustizia, fin troppo garantista verso i condannati, anche quando colti sul corpo di una donna con in mano il suo cuore spento e sanguinante. E l'ergastolo, parliamoci chiaro, neanche esiste piu' per davvero.
La vita la rischiamo noi tutti, se diamo i messaggi sbagliati. I PAC, di cui Battisti era un esponente, rapinavano a mano armata e intimidivano coloro, forze dell'ordine o privati cittadini, che tentavano di fermarli perchè convinti che, essendo "proletari"( e poveri), avevano il diritto di agire sopra la legge. Con la forza. Ebbene, oggi, in un momento di crisi economica e morale, erigere a "idolo" o "vittima del sistema o della storia" chi si è macchiato di tali crimini, significa dare un messaggio forte e chiaro: "la legge non conta. La legge sono io". E qui "io" non è il buon Gesù. E' l'uomo qualunque che da un istante all'altro si erge a dio, e nel delirio di onnipotenza che noi gli garantiamo, uccide.
Barbara Benedettelli
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l'impero
non è il punto:
il punto era l'incendio.
giovedì 5 novembre 2009
ANCHE L’ITALIA E’ POVERA
FONTE
mercoledì 4 novembre 2009
Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"
Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"
di Andrea Tornielli
La provocazione dello scrittore cattolico: "Non esiste solo il sentimento religioso ma pure quello politico. Anche questo può essere offeso"«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.
Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».
Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».
Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».
Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».
Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».
Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».
Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».
Il presidente rappresenta la nazione, rappresenta tutti, ed è un’istituzione laica.
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».
Chi vuole togliere la croce dalle aule e dagli uffici si appella alla laicità dello Stato e al pluralismo religioso.
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».
Come, non ricorda il caso clamoroso di Adel Smith?
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».
martedì 3 novembre 2009
Gott ist tot ? Dio è morto?
Credenti o non credenti tutto cio' che siamo viene dalla nostra cultura. Una cultura cristiana.
Eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche?
Non basta dare ai giovani la libertà di scegliere se partecipare o meno all'ora di religione? Non basta chiedere che venga insegnato anche l'islam? Non basta lasciare la libertà di appenderlo o meno questo crocefisso? Di guardarlo o meno, e scusate un lieve sarcasmo, di pregarlo o meno? Sono forse bigotta? Vi assicuro di no. Non vado a messa, ebbene sì, confesso. Credo piu' nei grandi uomini e nelle grandi donne di fede ( e tra questi anche preti ma non solo o necessariamente) che nella Chiesa. Dio per me non è un atto di fede, ma lo sento nello stesso atto di vivere. Nel respiro del mondo. E un crocefisso appeso in un' aula scolastica certo non mi turba. Non mi impedisce di trasferire ( non obbligare attenzione) ai miei figli il mio pensiero sulla religione. Sulla possibilità che Dio esista oppure no. Che il "vero" Dio sia un altro. Nè, quando io ero bambina prima e ragazzina poi, mi ha impedito di osservare e valutare altri mondi. Altre possibilità.
Credo che in un periodo in cui i valori sono in crisi, un momento in cui altre culture religiose fanno di tutto per sovrastare la nostra, eliminare dalle scuole "il" simbolo per eccellenza della cultura dalla quale proveniamo sia un errore. Credo sia, a sua volta, "un simbolo" che non ci possiamo permettere.
E ditemi perchè la corte di Strasburgo si preoccupa di "uccidere" un "uomo" che è già in croce grazie all'esposto di una signora premurosa evidentemente non solo verso i suoi figli ma anche verso i nostri ( dovrei allora ringraziarla per questo?), e invece non sono stati presi mai provvedimenti quando gli esposti riguardavano l'equità delle pene per violenza e omicidio?
Nessun parente di vittima di omicidio ha mai pensato di rivolgersi alla Corte europea? Bene, da oggi sappiate che potete farlo! Vi dovranno ascoltare. E poi dovranno provvedere a risolvere "l'arcano" che vede assassini feroci uscire di prigione dopo un paio di anni soltanto per buona condotta! Vi ascolteranno sì.
A meno che il Gott ist tot. Dio è morto! di Nietzsche non sia ancora attuale. Ovvero: se Dio( inteso come valori) è morto, allora dalle sue ceneri sorgeranno nuovi valori. Ma tra gli uni e gli altri c'è il nichilismo, ovvero la perdita di ogni valore. E mi sembra che proprio qui, ora, siamo! Cito in merito un grande psicoanalista, Luigi Zoja:
" Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento.
Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo?
Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale.
Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico.
Il comandamento si svuota.
Perchè non abbiamo piu' nessuno da amare".
"Stop al crocefisso in classe"
Sentenza Corte diritti Uomo Strasburgo

Frattini: "Colpo mortale a Europa dei valori"
"La Corte europea di Strasburgo ha dato un colpo mortale all'Europa dei valori e dei diritti'". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Marrakech ha commentato il no al crocefisso nelle scuole italiane da parte della Corte europea dei diritti umani. "L'identità cristiana - ha proseguito il ministro - è la radice dell'Europa: così si dà un colpo mortale alla possibilità che l'Europa cresca e non sia solo un'Europa dei mercati".
Bersani: "Crocefisso non offensivo"
"Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, arrivando nella sede della Commissione Europea, ha commentato la controversa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
Cei: "Decisione ideologica"
La decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso "suscita amarezze e non poche perplessità": così la Conferenza episcopale italiana. "Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni - afferma l'ufficio per le comunicazioni sociali della Cei in una nota - in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". "Risulta ignorato o trascurato - secondo i vescovi - il molteplice significato del crocefisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale".
Il governo italiano annuncia ricorso
La reazione dell'Italia è stata immediata. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha dichiarato che il governo di Roma ricorrerà contro la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Mons. Paglia (Cei): "Irresponsabile cancellare crocefisso"
Il crocefisso rappresenta "una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare". Lo ha affermato in un'intervista alla Radio Vaticana, mons. Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interculturale. "Il presupposto - afferma il presule - è di una debolezza umanistica, oltre che religiosa, del tutto evidente. Anche perché la laicità non è l'assenza dei simboli religiosi, ma la capacità di accoglierli e sostenerli".
Gelmini: "Nessuno può toglierci le nostre tradizioni"
"La presenza del crocefisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi". Lo afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "Nel nostro Paese - aggiunge - nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E' altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". Poi, ancora: "Non è eliminando le tradizioni dei singoli Paesi che si costruisce un'Europa unita, bisogna anzi valorizzare la storia delle nazioni che la compongono".
Il Vaticano: "Dobbiamo valutare la sentenza"
Per ora la Chiesa prende tempo. Prima di pronunciarsi sulla sentenza, il Vaticano vuole leggere la motivazione. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.
Stupro di Guidonia. Cluadio Brachino intervista la madre della ragazza.
D: Che cosa ha provato alla notizia che due delle persone del cosiddetto branco che non violentarono ma che offrirono un passaggio, diciamo così, per la fuga dei quattro violentatori, sono tornati liberi ?
R: “Sento tanta rabbia, tanto dolore e ancora di più. Non so spiegare esattamente quali sono i miei sentimenti.”
D: Ha detto provo tanti sentimenti confusi, questo l’ho letto e glielo ripeto, confusi ma non buoni anche perché c’è la possibilità che anche gli altri quattro per motivi di burocrazia, di formalismo giudiziario possano tornare momentaneamente liberi.
R: “No ma né momentaneamente né mai. Devono rimanere dentro. Solo e soltanto dentro.”
D: Come sta sua figlia oggi?
R: “Che le devo dire? Prova ad andare avanti. Proviamo ad andare avanti, tutti ci proviamo andare giorno per giorno.”
R: “Si. Quella sera, quella maledetta sera,. non erano due persone erano due morti che camminavano. Come le potrei spiegare, due spiriti, uno accanto all’altro. Poi piano piano, con l’aiuto della famiglia, di tutte e due le famiglie, delle sorelle, degli amici, di tutta la gente che li vuole bene, hanno rincominciato a camminare. Piano piano, ma vanno avanti.”
D: Ne parlate spesso? Approfondite l’argomento, oppure si parla del futuro, della vita che deve andare avanti?.
R: “Si parla di tutto,di quel che fu e di quel che sarà. Perché purtroppo di quel che sarà tocca a parlarci, di quel che fu è inevitabile.”
D: Sua figlia come ha reagito alla notizia dei due fiancheggiatori, chiamiamoli così, liberi?
R: “Una doccia di acqua fredda? Penso che è così.”
D: Signora lei ha detto che è credente ma si è chiesta, legittimamente, dove era Dio quella sera. Come ha risolto questo problema con se stessa?
R: “Con me stessa che le posso dire? Io con Dio ho sempre un filo diretto, parlo con Lui, ma ancora il dolore è tanto e penso che ci vorrà del tempo.”
D: Noi parliamo molto spesso, di certezza della pena, se sono giuste alcune norme oppure no, della psicologia, dell’antropologia degli stupratori, tendiamo un po’ a dimenticarci delle vittime no?
R: “E questo non si può dimenticare.”
D: Sua figlia ha avuto l’affetto, la solidarietà della comunità, l’affetto degli altri o è isolata?
R “Lei fa una vita normale, la famiglia le sta dietro, gli amici le stanno dietro, non l’hanno mai lasciata mai da sola, da soli, stanno sempre dietro a loro.”
D: Che cosa teme per il futuro? Teme un crollo psicologico? Crede che ce la farà?
R: “Io credo che se sarà fatta giustizia veramente, non proverà né mia figlia né lui, al contrario penso che per una volta si sentiranno sicuri.”
D: “Uscita da qui oggi, cosa farà con sua figlia?”
R:“Ci proverò come sempre, come tutti i giorni ad andare avanti tranquillamente il più serenamente possibile.”
La madre della ragazza ha chiesto alle istituzioni:
“Voglio che, questi signori che stanno al governo, che sono loro che fanno le leggi,si mettano per un secondo, è poco quello che chiedo, al posto di questi ragazzi. Il parlamento che fa la legge, questi signori con la toga nera, ma volete fare veramente fare le cose per bene.”
lunedì 2 novembre 2009
Sposo ogni parola della signora Tarantelli in merito al suicidio di Diana Blefari.
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domenica 1 novembre 2009
La mente di un poeta! Alda Merini
Un saluto ad Alda Merini, lei non c'è piu', le sue parole rimarranno per sempre a squotere le nostre menti, i nostri cuori.
La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria. Alda Merini, da "Terra d'amore"
Pensiero,io non ho più parole. Ma cosa sei tu in sostanza? qualcosa che lacrima a volte, e a volte dà luce. Pensiero,dove hai le radici? Nella mia anima folle o nel mio grembo distrutto? Sei così ardito vorace, consumi ogni distanza; dimmi che io mi ritorca come ha già fatto Orfeo guardando la sua Euridice, e così possa perderti nell'antro della follia. Alda Merini, da "La terra santa"
Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.
Alda Merini
venerdì 30 ottobre 2009
martedì 27 ottobre 2009
giovedì 15 ottobre 2009
Un nuovo sito per fare circolare idee capaci di trasformarsi in realtà.

C'è stato un momento in cui il fuoco della passione civile mi ha colto. Un sentimento corrosivo. Rabbia verso le ingiustizie. Empatia. Sete di ristabilire equilibrio . Nello scrivere il mio secondo libro mi sono avvicinata ai parenti delle vittime di omicidio e ho scoperto un mondo che generalmente possiamo o vogliamo solo immaginare. Sono entrata nelle loro vite e ne ho accolto gli umori, gli istinti profondi, i giorni presenti e futuri irreparabilmente sconvolti. Attraverso di loro ho estratto il succo di quelle vite brevi, o lunghe, ma sempre interrotte bruscamente. Interrotte per mano di piccoli uomini incapaci di pensare che l'Altro non è solo uno specchio in cui riflettersi ma un mondo pulsante e pieno.
Una scrittrice si cala nelle vesti dei personaggi che racconta. Io l'ho fatto gettandomi dentro i secondi nei quali si è cristallizzato un universo di colori di ogni tonalità e sfumatura, e ne è nato un altro cupo. Scuro. Sono entrata nell'orrore diventando vittima ma anche carnefice, e spettatore. Ho voluto suscitare sdegno, rabbia e anche schifo. Ho provocato un movimento nell'anima di chi si è seduto o disteso per leggere. Rifiuto. Disgusto nel trovarsi di fronte a uno spettacolo che non si aspettava. Fa male. Esattamente quello che volevo.
Ho evidenziato una fine non naturale, non accettabile. Una morte che se non mostrata rimane un punto nero rispetto alla nuova luce di cui il male, come un abile illusionista, riveste chi compie il piu' atroce dei delitti.
Mi sono inabissata nella trama vero-simile di un horror avvenuto per davvero e ho usato le mie viscere per donare al lettore la ferocia di un attimo che altrimenti mai si sarebbe appoggiato nella sua anima. Un momento fissato per sempre solo nell'esistenza di chi resta: vittime su vittime condannate all'abisso profondo di un dolore ineliminabile. Uomini e donne che tentano di dare un significato profondo e universale a quel lampo che ha modificato il moto del loro destino.
La vicinanza di queste persone mi ha spinta a desiderare di modificare le cose. A fare, in un certo senso, politica. Ero e rimango convinta che con forza e determinazione, con una convinzione lucida e attiva, qualcosa si può ottenere per ristabilire giustizia dove non c'è. E qualcosa, da quando abbiamo cominciato a pronunciare le parole del nostro cuore, da quando abbiamo sollevato, ognuno per un altro, un polverone al quale non è possibile restare indifferenti, è cambiato.
Il diritto alla vita va difeso. Va tenuto alto. Sopra ogni altro. Il vivere sociale non puo' prescindere da leggi, schemi, regole entro le quali ognuno è libero di muoversi nel rispetto dell'altro. Entro i limiti inviolabili ognuno potrà avere opportunità soggette esclusivamente a poche varianti: l'assunzione di responsabilità, il talento, la tenacia e la disciplina nel raggiungere e mantenere gli obiettivi, che siano essi di uno o di tanti.
Basta con i lamenti. Basta con le parole perse nel vento. Il vento deve diventare strumento e non evento incontrollato, deve essere in realtà una corrente fatta di persone che trasportano lontano un messaggio chiaro: “noi vogliamo un Italia migliore. Un Paese in grado di difendere i suoi figli piu' deboli e di punire chi non rispetta la vita altrui. Un'Italia competitiva e indipendente che sostiene le unicità locali e dei singoli, ma che è in grado di volere un obiettivo comune: una vita serena”.
Vorrei che ognuno sentisse la nostra Patria come una madre amorevole ma severa, dolce ma coerente, permissiva ma pronta a riprendere coloro che si perdono lungo la strada, attenta alle diverse qualità dei suoi figli e decisa a spingerli verso il loro destino. Ma anche un padre che ci ricordi la responsabilità delle nostre azioni, che ci insegni la determinazione nel percorrere gli obiettivi prefissati. La necessità di impegnarsi senza risparmio per arrivare illesi sulle vette piu' alte.
Sogno un Italia fiera. Un Popolo che andando in giro per il mondo è accolto con onore. Che sa ancora amare se stesso, lottare per gli ideali solidi, anche quando sono nuovi, sperare nella possibilità di rendere concreta, a partire da subito, ogni singola idea. Un Italia capace di credere ancora che un movimento di uomini e donne con grande spirito civile possa diventare un punto di riferimento, un mezzo, un faro, una guida ma anche un "luogo" di ristoro. Un "luogo" in cui si incontra chi sceglie ogni giorno di farsi carico dei problemi dei piu', o anche di quelli che investono solo pochi. Un nucleo di cittadini con grande senso civico che prende le difese dei deboli, per aiutarli ad acquisire forza, per spronarli a crescere, o a emergere dagli abissi della disperazione, e mai prenderà le difese di chi i deboli li usa, li disprezza, li calpesta nella loro dignità.
Sono convinta che tutto questo è possibile e che la circolazione delle idee possa dare un contributo importante. Idee capaci di spingere gli uomini verso una meta universale e concreta o di andare a completare altre idee alle quali mancava proprio quel piccolo tassello. Ecco perchè ho deciso di creare il sito METEXIS PER IL SOCIALE. Perchè sono italiana e ne vado fiera. Credo ancora che la politica sia fondamentale per l'esistenza dell'animale sociale. Credo anche che ognuno di noi sia un granello di polvere e insieme un universo intero, che sia qui per uno scopo preciso e non debba passare senza avere lasciato anche la piu' piccola traccia di sè. Ognuno puo' e deve incidere, in qualche modo, con il proprio pensiero e le proprie azioni, nel costruire una società sempre migliore. Un luogo del vivere piu' ospitale e sereno.
Barbara Benedettelli
sabato 30 maggio 2009
mercoledì 27 maggio 2009
Un anno fa, uno sparo!
domenica 19 aprile 2009
giovedì 9 aprile 2009
venerdì 6 marzo 2009
Non dimentichiamo le vittime della violenza.
lunedì 2 marzo 2009
Bambini e Adolescenti si possono ancora recuperare. Bisogna volerlo.
Sono molte le realtà italiane che offrono ai giovani provenienti da ambienti disagiati un'alternativa alla vita di "strada". Dove, per vita di strada, s'intende quella esistenza fatta di stenti, di violenza, di bullismo, furti, alcool e droga.
Sono molti purtroppo i ragazzi lasciati a se stessi da famiglie che forse non li volevano neppure, o che, piu' semplicemente, non hanno altra scelta se non quella di lasciarli in una pericolosa solitudine durante le lunghe assenze per lavoro. Un solitudine che a 10, 12, 16 anni pesa. Pesa al punto da cercare ovunque e altrove, spesso nel branco, il sostentamento o la forza. Il bisogno di sentirsi già grandi. "Perchè se sei grande non hai bisogno di mamma e papà. Perchè se sei grande puoi almeno fingere di sopportare tutto. Perchè se sei grande tutto ti è permesso".
Ecco che cosi', i "piccoli grandi" si perdono nella violenza gratuita, nel senso di potenza che li investe nell'andare oltre le regole, nel fregarsene di esse. Chiudere il proprio cuore all'amore perchè quando l'amore manca si sta male. "Allora meglio la superficialità": una ferita sulla pelle fa sì male appena ricevuta, ma poi si cicatrizza, la vedi, ma non la senti piu'. Le ferite dell'anima invece non si vedono, cicatrizzano anche loro, ma rimangono dentro e continuano ad agire. Anche dopo tanti, tanti anni.
Ecco perchè è fondamentale dare amore ai bambini e agli adolescenti piu' che ad ogni altro essere umano. Ecco perchè è fondamentale il lavoro di tutte quelle associazioni o cooperative che proprio attraverso il sentimento positivo dell'accoglienza amorevole, della gioia, della fiducia data anche a chi si trova nella condizione piu' disperata, possono fare miracoli. Io credo con ferma convinzione che qui sì, ancora, si puo' intervenire per modificare una vita che altrimenti sarebbe votata al male. Qui si, entro i 16/18 anni forse, davvero si puo' ancora ri-educare. Si puo' ancora insegnare che chiunque ha delle capacità in grado di renderlo diverso dall'altro, che ognuno è unico, speciale, eccezionale, meritevole. Meritevole non solo di ricevere amore, ma anche la possibilità di esprimere se stesso fino in fondo. Ancora qui si puo' insegnare che ognuno puo' eccellere in un campo. Che anche un figlio "della strada" puo' credere in se stesso e avere un sogno da coltivare, con disciplina e amore, perchè sia realizzato.
Ecco perchè reputo fondamentale sostenere tutti coloro che promuovono un modello educativo che va in questo senso. Cominciamo da qui, da quei giovani che altrimenti diventerebbero i delinquenti irrecuprabli di domani, a lavorare per migliorare la loro condizione, e insieme la società persente e futura.
venerdì 20 febbraio 2009
Le ronde: come angeli in città! City Angels











