martedì 17 novembre 2009

Credo nell'innocenza di quest'uomo e vi invito ad approfondire questa incredibile storia!

Un uomo è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza da quasi dieci anni.
Ha subito un processo con tanti perchè.
Non gli è stato concesso il diritto di un secondo processo.
Lui non chiede altro che la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

lunedì 16 novembre 2009

Cesare Battisti un rifugiato politico?


Caro Presidente Lula,
uomini grandi, che per cognome fanno Battisti, in Italia ne abbiamo. Uno di loro - proprio in quegli anni così violenti in cui lo stesso nostro "rifugiando"( e al di là del neologismo sarebbe forse piu' appropriato dire :ergastolano mancato) agì - allietava i cuori e le menti di tanti giovani svuotandoli così dell'odio che, come fumo denso, impregnava ogni luogo di questo nostro paese. Riporto proprio qui, in questa lettera aperta, l'estratto dell'ultima opera di questo grande artista, che di nome fa Lucio e che il mondo ci invidia:


Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l'impero
non è il punto:

il punto era l'incendio.



Hegel Battisti-- Panella 1994


Mi permetto di dare un'interpretazione personale e per questo piu' o meno condivisibile. Se anche il "rifugiando" Battisti - quello che si trova oggetto di un bizzarro e assurdo contenzioso - fosse per davvero l'uomo dai grandi ideali politici in pericolo di vita nel nostro paese, dal momento che questi presunti ideali hanno dato come risultato qualcosa per niente presunto come la morte, la disperazione e il dolore che ancora oggi si perpetuano nelle vittime, le parole di Lucio Battisti sono lì a dire: non conta chi sei e da che parte stai. Non conta il perchè di un'azione violenta al danno di altri uomini. E' il risultato della tua azione ad avere valore: è l'incendio che va considerato. E qui l'incendio non è del pensiero soltanto, ma è di un pensiero distoro e violento – politico o meno - che si trasforma in azione. Azione armata. E va condannato in nome di tutti i piu' sani principi. 


La nostra Costituzione, comunque la si pensi, è contro l'uso delle armi anche se usate per reali o ipotetici "scopi politici". L'articolo 18, al secondo comma, stabilisce che: "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare". E che cos'era un gruppo che si chiamava "Proletari Armati per il Comunismo" se non un'organizzazione di carattere "militare" ? 
Rifugiato politico? Non è questo il caso. Il Cesare Battisti che in questi giorni ci fa tanto parlare non è infatti il patriota. L'eroe omonimo. Qui non si discute del Tenente del 6º reggimento della 2ª compagnia del battaglione "Vicenza" , premiato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, per l'eroismo e il coraggio dimostrati nel supremo sacrificio, durante la Grande Guerra, a cui sono state riservate le seguenti parole:


«Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio, sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia»


No, noi stiamo parlando di un altro Cesare Battisti. Uomo colto, certamente, altrimenti non saremmo qui a discutere. E astuto anche. E qui faccio una parentesi. 
Mi permetto un breve riferimento a un altro nostro grande Cesare, che però di cognome fa Lombroso, padre dell'antropologia e studioso che di criminali se ne intendeva parecchio. Non mancano certo contestazioni nei confronti della sua teoria atavica secondo la quale i caratteri somatici possono indicare le caratteristiche umane delle persone. Ma capita di frequente constatare come criminali di vario genere abbiano effettivamente qualche cosa che li accomuna. Naturalmente salvo eccezioni. Le immagini che gli scatti fotografici ci mostrano del"rifugiando" Battisti ci riportano un ghigno. E osservandolo la sensazione non è certo tranquillizzante. La sensazione è di inquietudine, il sentimento che ne scaturisce è di rabbia. Il sapore di quel ghigno è la beffa, quello che si legge è la presunzione di superiorità intellettuale. Forse dovremmo dire:"ideologica". Altrimenti spiegatemi qual'è il fine sociale/ideologico della rapina, del sequestro di persona, del furto, della gambizzazione. 


L'Italia di allora era quella che è magistralmente descritta con un'ironia devastante e tragica nel film Il Belpaese di Luciano Salce, interpretato dal nostro Paolo Villaggio. Le rapine a mano armata e i sequestri erano all'ordine del giorno. Regnava il terrore assoluto. La paura. I commercianti che rischiavano la vita ogni ora del giorno decisero di armarsi anche loro. Per difendersi. Questo puo' essere piu' o meno discutibile. Io odio le armi. Sono per le lotte non violente fermamente convinta del potere delle parole giuste dette al momento giusto. Ma la legittima difesa era e rimane un diritto. E Pierluigi Torregiani prima, e Lino Sabbadin poi, lo hanno esercitato. Quale diritto esercitò Battisti?


Per questi due delitti è condannato come complice e mandante sulla base delle dichiarazioni di un pentito, ed è proprio qui il punto debole al quale i suoi sostenitori si appellano. E' dunque innocente? Lo provi. Ma non dimentichi, chi lo protegge e difende, che i capi d'accusa sono ben 11. Che ci sono le prove. I testimoni. Rapina, sequestro di persona, gambizzazione, furto, banda armata e due omicidi attribuiti materialmente a lui: Antonio Santoro, polizia penitenziaria, e Andrea Campagna, agente della DIGOS. Ad ogni modo, Battisti Cesare, ex-terrorista rimane e non lo nega. E il terrorismo è una forma di guerra civile "estrema", violenta e intimidatoria, che ha l'ambizione di risolvere le tensioni, reali o presunte, della politica. Ed è sempre e comunque da condannare.


L'Italia non è certo il Paese in cui Battisti " il rifugiando" rischia la vitaNon per mano della nostra Giustizia, fin troppo garantista verso i condannati, anche quando colti sul corpo di una donna con in mano il suo cuore spento e sanguinante. E l'ergastolo, parliamoci chiaro, neanche esiste piu' per davvero.

La vita la rischiamo noi tutti, se diamo i messaggi sbagliati. I PAC, di cui Battisti era un esponente, rapinavano a mano armata e intimidivano coloro, forze dell'ordine o privati cittadini, che tentavano di fermarli perchè convinti che, essendo "proletari"( e poveri), avevano il diritto di agire sopra la legge. Con la forza. Ebbene, oggi, in un momento di crisi economica e morale, erigere a "idolo" o "vittima del sistema o della storia" chi si è macchiato di tali crimini, significa dare un messaggio forte e chiaro: "la legge non conta. La legge sono io". E qui "io" non è il buon Gesù. E' l'uomo qualunque che da un istante all'altro si erge a dio, e nel delirio di onnipotenza che noi gli garantiamo, uccide.


Barbara Benedettelli

giovedì 5 novembre 2009

ANCHE L’ITALIA E’ POVERA



Documento di una verità taciuta 


L’Associazione “Progetto di Vita” nasce con l’intento di dar vita a progetti tesi a sconfiggere la povertà che esiste anche in Italia.
Siamo la prima Associazione ad aver posto sul tappeto la questione italiana 
I nostri anziani, i nostri bambini poveri, le nostre famiglie indebitate, le nostre aziende in crisi forse non rappresentano un problema ?
Si parla tanto e ci si impegna tanto per i popoli cosiddetti del “terzo mondo” e questo è senz’altro ammirevole, ma succede che non si guarda “vicino” . Ne consegue che non si prende atto del fatto che anche l’Italia è povera e non vi è impegno per gli strati davvero ridotti in miseria che in essa vivono ed esigono di essere aiutati.
Noi vogliamo prendere atto dell’esistenza di un numero davvero impressionate di famiglie che non arrivano a fine mese e che sono sommerse dai debiti.
Molte persone addirittura rovistano tra i rifiuti , soprattutto anziani . Non si parla di esse o se ne parla troppo poco.
Si possono osservare, inoltre, file quasi interminabili presso le mense dei poveri .
Ciò evidenzia come tanti italiani ricorrono all’aiuto dei centri preposti per poter “mangiare” : questo dovrebbe far riflettere tutti.
L’Italia non è ricca, ma ha falle pietose di miseria di cui nessuno vuol parlare per paura o per vigliaccheria.
Ciò che colpisce di più è che le campagne di sensibilizzazione sono rivolte esclusivamente nei confronti dei poveri che vivono all’estero. 
Va bene occuparsi di tutti i poveri , tuttavia occorre farlo partendo dai poveri che vivono nella nostra Italia.
Molte sono le necessità economiche di un Paese che ha subito l’avvento dell’euro.
Non dobbiamo essere sordi o ciechi e le nostre battaglie saranno quelle dell’affermazione dei diritti degli italiani.
Dobbiamo riammettere nel circolo dell’economia tutti quegli italiani che dall’economia sono stati esclusi.
E’ pura demagogia parlare sempre e solo di aiuti umanitari nei confronti del terzo mondo , cosa sana e giusta, ma è ora che esista un movimento in Italia che si batta affinché gli italiani non diventino sempre più poveri e la nostra nazione possa rifiorire e riabilitare quanti sono rimasti indietro .
Molti si sono indebitati non certo per superficialità nel gestire il denaro, ma perché non basta lo stipendio neppure per acquistare i generi di prima necessità.
Quali sono le soluzioni?
L’Associazione “Progetto di Vita” vuole cercare soluzioni coinvolgendo la cittadinanza che deve essere la vera fautrice del risveglio economico degli italiani.
Dobbiamo costituire una rete di cittadini che si adoperino , dandosi la mano, per trovare soluzioni immediate , coinvolgendo anche le banche , le società, gli imprenditori per salvare non solo i cittadini, ma anche l’imprenditoria italiana dal crollo economico vero e proprio.
Il terzo mondo sappiamo che ha problemi gravissimi non risolti, ma anche l’Italia rischia di diventare un paese davvero “ povero”. Possiamo dire che l’Italia è “il secondo mondo”, ossia un mondo che è prossimo a compiere il passo successivo che lo farà diventare “terzo mondo”.
Di seguito sono elencate alcune iniziative che l’Associazione “Progetto di Vita” ha intenzione di realizzare: 
• Adotta un povero italiano; 
• Social Day o “Marcia dell’Amore”; 
• Referendum per l’attuazione del “Prestito Definitivo e Conclusivo”;
• Referendum per l’abrogazione di leggi punitive e restrittive (norme bancarie vigenti ) e per l’attuazione di disposizioni più flessibili per l’accesso al credito anche da parte di chi non possiede i requisiti ;
• Moratoria inerenti ai protestati e falliti; 
• Referendum per l’attuazione del “Microcredito” a favore delle famiglie, dei single, dei “grandi poveri” ; 
• Tutela dei protestati e dei falliti e loro reinserimento nella società perché non vi sia discriminazione “economica” e, quindi, discriminazione sociale.

FONTE

mercoledì 4 novembre 2009

Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"

Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"

di Andrea Tornielli

La provocazione dello scrittore cattolico: "Non esiste solo il sentimento religioso ma pure quello politico. Anche questo può essere offeso"
«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.
Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».
Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».
Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».
Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».
Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».
Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».
Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».
Il presidente rappresenta la nazione, rappresenta tutti, ed è un’istituzione laica.
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».
Chi vuole togliere la croce dalle aule e dagli uffici si appella alla laicità dello Stato e al pluralismo religioso.
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».
Come, non ricorda il caso clamoroso di Adel Smith?
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».

martedì 3 novembre 2009

Gott ist tot ? Dio è morto?


Credenti o non credenti tutto cio' che siamo viene dalla nostra cultura. Una cultura cristiana. 

Eliminare il crocefisso dalle aule scolastiche? 

Non basta dare ai giovani la libertà di scegliere se partecipare o meno all'ora di religione? Non basta chiedere che venga insegnato anche l'islam? Non basta lasciare la libertà di appenderlo o meno questo crocefisso? Di guardarlo o meno, e scusate un lieve sarcasmo, di pregarlo o meno? Sono forse bigotta? Vi assicuro di no. Non vado a messa, ebbene sì, confesso. Credo piu' nei grandi uomini e nelle grandi donne di fede ( e tra questi anche preti ma non solo o necessariamente) che nella Chiesa. Dio per me non è un atto di fede, ma lo sento nello stesso atto di vivere. Nel respiro del mondo. E un crocefisso appeso in un' aula scolastica certo non mi turba. Non mi impedisce di trasferire ( non obbligare attenzione) ai miei figli il mio pensiero sulla religione. Sulla possibilità che Dio esista oppure no. Che il "vero" Dio sia un altro.  Nè, quando io ero bambina prima e ragazzina poi, mi ha impedito di osservare e valutare altri mondi. Altre possibilità. 

Credo che in un periodo in cui i valori sono in crisi, un momento in cui altre culture religiose fanno di tutto per sovrastare la nostra, eliminare dalle scuole "il" simbolo per eccellenza della cultura dalla quale proveniamo sia un errore. Credo sia, a sua volta, "un simbolo" che non ci possiamo permettere. 

E ditemi perchè la corte di Strasburgo si preoccupa di "uccidere" un "uomo" che è già in croce grazie all'esposto di una signora premurosa evidentemente non solo verso i suoi figli ma anche verso i nostri ( dovrei allora ringraziarla per questo?), e invece non sono stati presi mai provvedimenti quando gli esposti riguardavano l'equità delle pene per violenza e omicidio? 

Nessun parente di vittima di omicidio ha mai pensato di rivolgersi alla Corte europea? Bene, da oggi sappiate che potete farlo! Vi dovranno ascoltare. E poi dovranno provvedere a risolvere "l'arcano" che vede assassini feroci uscire di prigione dopo un paio di anni soltanto per buona condotta! Vi ascolteranno sì. 

A meno che il Gott ist tot. Dio è morto! di Nietzsche non sia ancora attuale. Ovvero: se Dio( inteso come valori) è morto, allora dalle sue ceneri sorgeranno nuovi valori. Ma tra gli uni e gli altri c'è il nichilismo, ovvero la perdita di ogni valore. E mi sembra che proprio qui, ora, siamo!  Cito in merito un grande  psicoanalista, Luigi Zoja:  

" Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. 

Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? 

Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. 

Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. 

Il comandamento si svuota. 

Perchè non abbiamo piu' nessuno da amare".

  





"Stop al crocefisso in classe"

Sentenza Corte diritti Uomo Strasburgo


I crocefissi cattolici vanno tolti dalle aule scolastiche. Lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana, che andrà risarcita dall'Italia con 5mila euro. Per la Corte la presenza di questi simboli costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione". Il governo italiano annuncia ricorso.


Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, madre di due ragazzi, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), di togliere i crocefissi dalle aule frequentate dai suoi figli. Nei ricorsi davanti ai tribunali in Italia aveva sempre perso. Ora, i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione. La sentenza, rende noto l'ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

Frattini: "Colpo mortale a Europa dei valori"
"La Corte europea di Strasburgo ha dato un colpo mortale all'Europa dei valori e dei diritti'". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Marrakech ha commentato il no al crocefisso nelle scuole italiane da parte della Corte europea dei diritti umani. "L'identità cristiana - ha proseguito il ministro - è la radice dell'Europa: così si dà un colpo mortale alla possibilità che l'Europa cresca e non sia solo un'Europa dei mercati". 

Bersani: "Crocefisso non offensivo"
"Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un'antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno". Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, arrivando nella sede della Commissione Europea, ha commentato la controversa sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

Cei: "Decisione ideologica"
La decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso "suscita amarezze e non poche perplessità": così la Conferenza episcopale italiana. "Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni - afferma l'ufficio per le comunicazioni sociali della Cei in una nota - in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". "Risulta ignorato o trascurato - secondo i vescovi - il molteplice significato del crocefisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale".

Il governo italiano annuncia ricorso
La reazione dell'Italia è stata immediata. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha dichiarato che il governo di Roma ricorrerà contro la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Mons. Paglia (Cei): "Irresponsabile cancellare crocefisso"
Il crocefisso rappresenta "una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare". Lo ha affermato in un'intervista alla Radio Vaticana, mons. Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interculturale. "Il presupposto - afferma il presule - è di una debolezza umanistica, oltre che religiosa, del tutto evidente. Anche perché la laicità non è l'assenza dei simboli religiosi, ma la capacità di accoglierli e sostenerli".

Gelmini: "Nessuno può toglierci le nostre tradizioni"
"La presenza del crocefisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi". Lo afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "Nel nostro Paese - aggiunge - nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. E' altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". Poi, ancora: "Non è eliminando le tradizioni dei singoli Paesi che si costruisce un'Europa unita, bisogna anzi valorizzare la storia delle nazioni che la compongono".

Il Vaticano: "Dobbiamo valutare la sentenza"
Per ora la Chiesa prende tempo. Prima di pronunciarsi sulla sentenza, il Vaticano vuole leggere la motivazione. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.

Stupro di Guidonia. Cluadio Brachino intervista la madre della ragazza.


Oggi, 3 novembre 2009, a “Mattino Cinque” il direttore di Videonews Claudio Brachino, ha intervistato la mamma della ragazza vittima dello stupro di Guidonia a proposito della certezza della pena e di come la figlia e il suo ragazzo stiano superando questo momento difficile. 

D: Che cosa ha provato alla notizia che due delle persone del cosiddetto branco che non violentarono ma che offrirono un passaggio, diciamo così, per la fuga dei quattro violentatori, sono tornati liberi ?
R: “Sento tanta rabbia, tanto dolore e ancora di più. Non so spiegare esattamente quali sono i miei sentimenti.”

D: Ha detto provo tanti sentimenti confusi, questo l’ho letto e glielo ripeto, confusi ma non buoni anche perché c’è la possibilità che anche gli altri quattro per motivi di burocrazia, di formalismo giudiziario possano tornare momentaneamente liberi.
R: “No ma né momentaneamente né mai. Devono rimanere dentro. Solo e soltanto dentro.”

D: Come sta sua figlia oggi?
R: “Che le devo dire? Prova ad andare avanti. Proviamo ad andare avanti, tutti ci proviamo andare  giorno per giorno.”

D: Ho letto se non ho capito male, in un’intervista non televisiva, questa è la prima volta che viene in uno studio e di questo la ringrazio, che i due ragazzi, parliamo anche del ragazzo che ha assistito a questa vicenda nel bagagliaio della macchina, hanno da poco ripreso a camminare. E così?

R: “Si. Quella sera, quella maledetta sera,. non erano due persone erano due morti che camminavano. Come le potrei spiegare, due spiriti, uno accanto all’altro. Poi piano piano, con l’aiuto della famiglia, di tutte e due le famiglie, delle sorelle, degli amici, di tutta la gente che li vuole bene, hanno rincominciato a camminare. Piano piano, ma vanno avanti.”

D: Ne parlate spesso? Approfondite l’argomento, oppure si parla del futuro, della vita che deve andare avanti?.
R: “Si parla di tutto,di quel che fu e di quel che sarà. Perché purtroppo di quel che sarà tocca a parlarci, di quel che fu è inevitabile.”

D: Sua figlia come ha reagito alla notizia dei due fiancheggiatori, chiamiamoli così, liberi?
R: “Una doccia di acqua fredda? Penso che è così.”

D: Signora lei ha detto che è credente ma si è chiesta, legittimamente, dove era Dio quella sera. Come ha risolto questo problema con se stessa?
R: “Con me stessa che le posso dire? Io con Dio ho sempre un filo diretto, parlo con Lui, ma ancora il dolore è tanto e penso che ci vorrà del tempo.”

D: Noi parliamo molto spesso, di certezza della pena, se sono giuste alcune norme oppure no, della psicologia, dell’antropologia degli stupratori, tendiamo un po’ a dimenticarci delle vittime no?
R: “E  questo non si può dimenticare.”

D: Sua figlia ha avuto l’affetto, la solidarietà della comunità, l’affetto degli altri o è isolata?
R “Lei fa una vita normale, la famiglia le sta dietro, gli amici le stanno dietro, non l’hanno mai lasciata mai da sola, da soli, stanno sempre dietro a loro.”

D: Che cosa teme per il futuro? Teme un crollo psicologico? Crede che ce la farà?

R: “Io credo che se sarà fatta giustizia veramente, non proverà né mia figlia né lui, al contrario penso che per una volta si sentiranno sicuri.”

D: “Uscita da qui oggi, cosa farà con sua figlia?”
R:“Ci proverò come sempre, come tutti i giorni ad andare avanti tranquillamente il più serenamente possibile.”



La madre della ragazza ha chiesto alle istituzioni:

“Voglio che, questi signori che stanno al governo, che sono loro che fanno le leggi,si mettano  per un secondo, è poco quello che chiedo, al posto di questi ragazzi. Il parlamento che fa la legge, questi signori con la toga nera, ma volete fare veramente fare le cose per bene.”

lunedì 2 novembre 2009

Sposo ogni parola della signora Tarantelli in merito al suicidio di Diana Blefari.



Roma, 2 novembre 2009 - "Non vorrei che adesso la storiadelle nostre coscienze incominciasse l’attimo prima del gesto estremo, e non nel contesto di violenza a cui Diana Blefari si è dedicata per molti anni. Una violenza di cui il suicidio - questo è il punto cruciale - è solo l’ultimo atto". Usa parole ferme e chiare,Carole Beebe Tarantelli, vedova di Ezio Tarantelli, economista, professore universitario, presidente del centro studi della Cisl, teorico della predeterminazione degli scatti di scala mobile, un uomo del dialogo e della concertazione, come Massimo D’Antona e Marco Biagi, assassinato 25 anni fa dalle Brigate Rosse con venti pallottole, tanto per essere sicuri di non sbagliare.
 Intervistata stamane dal la Stampa, Carole Beebe Tarantelli, psicanalista, ex parlamentare Pds, afferma: "Gli italiani sembrano aver perso non solo la memoria storica, ma anche la capacità di costruire una memoria storica". L’International Journal of Psycoanalysis sta per pubblicare un suo studio dal titolo "Le Brigate Rosse. Struttura e dinamica dei gruppi violenti".Signora Tarantelli, di cosa ha paura?"Spero di sbagliarmi, ma temo che Diana Blefari possa diventare una vittima del sistema carcerario".Secondo gli avvocati lo è. Cosa la disturba? "Vorrei che non si dimenticasse il resto della storia, tutta la catena di violenza. La signora Blefari ha dichiarato agli inquirenti che se avesse avuto fra le mani Marco Biagi, prima di ucciderlo, lo avrebbe torturato. Me lo ha confermato personalmente la signora Biagi. Parole orribili. L’omicidio non era sufficiente, avrebbe voluto di più. Ecco, vorrei che la pena di adesso non cambiasse la storia".È una storia segnata, nell’ultimo periodo, anche da sofferenza psichica. Lo sa? "Se lo dicono gli avvocati, non ho motivo di dubitarne. E mi dispiace molto, aggiunge ulteriore dolore. Perché una persona malata deve essere curata sempre, senza dubbio. E vorrei che fossimo tutti vivi, tranne quelli che devono morire di vecchiaia. Lo ripeto: non ce l’ho con questa persona, non sento bisogno di giustizia ad ogni costo. Non dirò mai: “Uno in meno”. Anche se l’ho sentito dire molte volte".Può essere stato un suicidio per motivi ideologici? "Non lo so, non mi azzardo. Non si possono indagare le ragioni profonde di un suicidio. È un gesto privato di una disperazione immensa, imperscrutabile. E poi i chissà... Chissà se stava collaborando. Chissà come ha vissuto quell’esperienza dentro di lei. Chissà come reggeva il carcere, la privazione della libertà, una condizione sicuramente molto dura... Nessuno può sapere".Nel suo saggio come affronta il tema del brigatismo dal punto di vista psicanalitico?"Non parlo mai di individui. Perché per giudicare l’individuo nelle sue motivazione personali dovrei conoscerlo a fondo. Non ci entro, per una questione di rispetto. Ma parlo delle dinamiche del gruppo. E soprattutto delle dinamiche che portano alla clandestinità, alla separazione dal mondo - ad essere dei “fantasmi”, come dice Moretti - per pianificare distruzione e morte. Mi interessa indagare l’attrazione per la violenza. Dove la politica, ritengo io, è sempre stata solo una foglia di fico. Giustificazione, non motivo".Sabato sera un "fantasma" è morto in carcere. Come risponde alle polemiche sulla morte di Diana Blefari? "Voglio capire anch’io. Voglio sapere cosa è successo. Ma se si deve utilizzare questa morte per qualcosa, prima di tutto bisogna farlo per trovare un modo per prevenire altri atti così. Mi sento di dire questo, in un momento tanto tragico. Ma è altrettanto importante anche un altro aspetto".Qual è? "Dobbiamo tenere sempre presenti tutti gli attori, tutte le vittime, i diversi pezzi della stessa storia, tenere insieme pietà e rigore".Fonte

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Il lavoro è una necessità, un bene, un valore. In una società fondata su di esso è come un arto del quale non è possibile, neanche volendo o potendo, fare a meno. Purtroppo però trovare un lavoro qualsiasi ma in grado di aiutarci a vivere, un lavoro adatto alle nostre capacità e al nostro talento non è affatto facile. Per questo a volte ci si deve adattare, ma continuando a cercare quel mestiere che ci appaga totalmente. Che ci appassiona e che per questo svolgiamo al massimo delle nostre possibilità.
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domenica 1 novembre 2009

La mente di un poeta! Alda Merini

I grandi poeti diventano eterni solo dopo la morte. Per Alda adesso è l'ora dell'eternità.

Un saluto ad Alda Merini, lei non c'è piu', le sue parole rimarranno per sempre a squotere le nostre menti, i nostri cuori.





La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l'amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da "Terra d'amore"





Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia. 

Alda Merini, da "La terra santa"



Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Alda Merini


venerdì 30 ottobre 2009

Ciò che conta sono i fatti: istituito un numero gratuito di tutela per i minori! clicca qui

martedì 27 ottobre 2009

Mattino cinque è soprattutto questo: interesse vivo e attivo per il sociale! clicca qui

giovedì 15 ottobre 2009

Un nuovo sito per fare circolare idee capaci di trasformarsi in realtà.


C'è stato un momento in cui il fuoco della passione civile mi ha colto. Un sentimento corrosivo. Rabbia verso le ingiustizie. Empatia. Sete di ristabilire equilibrio . Nello scrivere il mio secondo libro mi sono avvicinata ai parenti delle vittime di omicidio e ho scoperto un mondo che generalmente possiamo o vogliamo solo immaginare. Sono entrata nelle loro vite e ne ho accolto gli umori, gli istinti profondi, i giorni presenti e futuri irreparabilmente sconvolti. Attraverso di loro ho estratto il succo di quelle vite brevi, o lunghe, ma sempre interrotte bruscamente. Interrotte per mano di piccoli uomini incapaci di pensare che l'Altro non è solo uno specchio in cui riflettersi ma un mondo pulsante e pieno.

Una scrittrice si cala nelle vesti dei personaggi che racconta. Io l'ho fatto gettandomi dentro i secondi nei quali si è cristallizzato un universo di colori di ogni tonalità e sfumatura, e ne è nato un altro cupo. Scuro. Sono entrata nell'orrore diventando vittima ma anche carnefice, e spettatore. Ho voluto suscitare sdegno, rabbia e anche schifo. Ho provocato un movimento nell'anima di chi si è seduto o disteso per leggere. Rifiuto. Disgusto nel trovarsi di fronte a uno spettacolo che non si aspettava. Fa male. Esattamente quello che volevo.

Ho evidenziato una fine non naturale, non accettabile. Una morte che se non mostrata rimane un punto nero rispetto alla nuova luce di cui il male, come un abile illusionista, riveste chi compie il piu' atroce dei delitti.

Mi sono inabissata nella trama vero-simile di un horror avvenuto per davvero e ho usato le mie viscere per donare al lettore la ferocia di un attimo che altrimenti mai si sarebbe appoggiato nella sua anima. Un momento fissato per sempre solo nell'esistenza di chi resta: vittime su vittime condannate all'abisso profondo di un dolore ineliminabile. Uomini e donne che tentano di dare un significato profondo e universale a quel lampo che ha modificato il moto del loro destino.

La vicinanza di queste persone mi ha spinta a desiderare di modificare le cose. A fare, in un certo senso, politica. Ero e rimango convinta che con forza e determinazione, con una convinzione lucida e attiva, qualcosa si può ottenere per ristabilire giustizia dove non c'è. E qualcosa, da quando abbiamo cominciato a pronunciare le parole del nostro cuore, da quando abbiamo sollevato, ognuno per un altro, un polverone al quale non è possibile restare indifferenti, è cambiato.

Il diritto alla vita va difeso. Va tenuto alto. Sopra ogni altro. Il vivere sociale non puo' prescindere da leggi, schemi, regole entro le quali ognuno è libero di muoversi nel rispetto dell'altro. Entro i limiti inviolabili ognuno potrà avere opportunità soggette esclusivamente a poche varianti: l'assunzione di responsabilità, il talento, la tenacia e la disciplina nel raggiungere e mantenere gli obiettivi, che siano essi di uno o di tanti.

Basta con i lamenti. Basta con le parole perse nel vento. Il vento deve diventare strumento e non evento incontrollato, deve essere in realtà una corrente fatta di persone che trasportano lontano un messaggio chiaro: “noi vogliamo un Italia migliore. Un Paese in grado di difendere i suoi figli piu' deboli e di punire chi non rispetta la vita altrui. Un'Italia competitiva e indipendente che sostiene le unicità locali e dei singoli, ma che è in grado di volere un obiettivo comune: una vita serena”.

Vorrei che ognuno sentisse la nostra Patria come una madre amorevole ma severa, dolce ma coerente, permissiva ma pronta a riprendere coloro che si perdono lungo la strada, attenta alle diverse qualità dei suoi figli e decisa a spingerli verso il loro destino. Ma anche un padre che ci ricordi la responsabilità delle nostre azioni, che ci insegni la determinazione nel percorrere gli obiettivi prefissati. La necessità di impegnarsi senza risparmio per arrivare illesi sulle vette piu' alte.

Sogno un Italia fiera. Un Popolo che andando in giro per il mondo è accolto con onore. Che sa ancora amare se stesso, lottare per gli ideali solidi, anche quando sono nuovi, sperare nella possibilità di rendere concreta, a partire da subito, ogni singola idea. Un Italia capace di credere ancora che un movimento di uomini e donne con grande spirito civile possa diventare un punto di riferimento, un mezzo, un faro, una guida ma anche un "luogo" di ristoro. Un "luogo" in cui si incontra chi sceglie ogni giorno di farsi carico dei problemi dei piu', o anche di quelli che investono solo pochi. Un nucleo di cittadini con grande senso civico che prende le difese dei deboli, per aiutarli ad acquisire forza, per spronarli a crescere, o a emergere dagli abissi della disperazione, e mai prenderà le difese di chi i deboli li usa, li disprezza, li calpesta nella loro dignità.

Sono convinta che tutto questo è possibile e che la circolazione delle idee possa dare un contributo importante. Idee capaci di spingere gli uomini verso una meta universale e concreta o di andare a completare altre idee alle quali mancava proprio quel piccolo tassello. Ecco perchè ho deciso di creare il sito METEXIS PER IL SOCIALE. Perchè sono italiana e ne vado fiera. Credo ancora che la politica sia fondamentale per l'esistenza dell'animale sociale. Credo anche che ognuno di noi sia un granello di polvere e insieme un universo intero, che sia qui per uno scopo preciso e non debba passare senza avere lasciato anche la piu' piccola traccia di sè. Ognuno puo' e deve incidere, in qualche modo, con il proprio pensiero e le proprie azioni, nel costruire una società sempre migliore. Un luogo del vivere piu' ospitale e sereno.

Barbara Benedettelli

sabato 30 maggio 2009

mercoledì 27 maggio 2009

Un anno fa, uno sparo!

Cara Barbara, fra pochi giorni sarà il primo anniversario del ferimento di Antonino. Io ancora oggi non sono riuscito a smaltire la mia sofferenza per quello che è accaduto alla mia famiglia, faccio finta che tutto sia passato e che questa brutta storia sia finita, ma ogni volta che accarezzo mio figlio e tocco con le mani i segni indelebili che il mio bambino porta in testa, rivivo quei momenti dolorosi che ho passato durante la degenza di mio figlio.


In questo anno ho riflettuto, ho cercato di capire la mia terra, ma le risposte sono sempre uguali: da noi non si è liberi, comanda la mafia lo sanno tutti, ma fanno finta di non saperlo. Con in testa le istituzioni.

Molte volte mi viene voglia di andare via ,ma mi domando perche sono io a dovermene andare, cosa ho fatto di male? Allora spero, e sicuramente mi illudo che possa cambiare qualcosa. Non siamo in grado di ribellarci ad un sistema marcio e corrotto .La cosa più assurda è che si tiene in considerazione sempre il carnefice perche bisogna recuperare, bisogna dare sempre delle possibilita ,mentre le vittime sono abbandonate al loro destino come se a doversi giustificare fossero loro, con anche la consapevolezza che chi ha commesso il reato con una serie di agevolazioni e sconti di pena non pagherà il suo debito con la giustizia, ammesso che la sofferenza affrontata da chi è colpito dalla malvagità, o dall'irresponsabilità altrui, abbia un prezzo. Non ce l'ha. Ma le azioni che provocano danni agli altri quelle sì. Un prezzo ce l'hanno. Perchè non pagarlo?

Spero che in futuro qualcosa cambi, che si prenda coscienza di quello che sta accadendo al sud . E forse non solo al sud.
Con affetto
Carmelo Laganà

domenica 19 aprile 2009

Via Poma, un giallo senza fine del quale ho scritto nel mio libro "I delitti del condominio" . Una meravigliosa ragazza uccisa. Un delitto perfetto. Ma la natura non ammette la perfezione!




Da Erba a Via Poma, passando per Riccione e Perugia. Delitti tremendi, assassini improvvisati, misteri irrisolti, pene ridotte e mai scontate del tutto. Un libro forte, che vuole squotere i lettori perchè sentano la rabbia crescere dentro. Una rabbia capace di unire per difendere, almeno nella morte, la dignità e il dolore delle vittime.

giovedì 9 aprile 2009

venerdì 6 marzo 2009

Non dimentichiamo le vittime della violenza.



Radio Montecarlo Podcast : 25 luglio 2008, ospiti in studio Claudio Brachino e Barbara Benedettelli ci presentano il loro libro "I delitti del condominio" ascolta l'intervista

lunedì 2 marzo 2009

Bambini e Adolescenti si possono ancora recuperare. Bisogna volerlo.

Sono molte le realtà italiane che offrono ai giovani provenienti da ambienti disagiati un'alternativa alla vita di "strada". Dove, per vita di strada, s'intende quella esistenza fatta di stenti, di violenza, di bullismo, furti, alcool e droga.
Sono molti purtroppo i ragazzi lasciati a se stessi da famiglie che forse non li volevano neppure, o che, piu' semplicemente, non hanno altra scelta se non quella di lasciarli in una pericolosa solitudine durante le lunghe assenze per lavoro. Un solitudine che a 10, 12, 16 anni pesa. Pesa al punto da cercare ovunque e altrove, spesso nel branco, il sostentamento o la forza. Il 
bisogno di sentirsi già grandi. "Perchè se sei grande non hai bisogno di mamma e papà. Perchè se sei grande puoi almeno fingere di sopportare tutto. Perchè se sei grande tutto ti è permesso". 
Ecco che cosi', i "piccoli grandi" si perdono nella violenza gratuita, nel senso di potenza che li investe nell'andare oltre le regole, nel fregarsene di esse. Chiudere il proprio cuore all'amore perchè quando l'amore manca si sta male. "Allora meglio la superficialità": una ferita sulla pelle fa sì male appena ricevuta, ma poi si cicatrizza, la vedi, ma non la senti piu'. Le ferite dell'anima invece non si vedono, cicatrizzano anche loro, ma rimangono dentro e continuano ad agire. Anche dopo tanti, tanti anni. 
Ecco perchè è fondamentale dare amore ai bambini e agli adolescenti piu' che ad ogni altro essere umano. Ecco perchè è fondamentale il lavoro di tutte quelle associazioni o cooperative che proprio attraverso il sentimento positivo dell'accoglienza amorevole, della gioia, della fiducia data anche a chi si trova nella condizione piu' disperata, possono fare miracoli. Io credo con ferma convinzione che qui sì, ancora, si puo' intervenire per modificare una vita che altrimenti sarebbe votata al male. Qui si, entro i 16/18 anni forse, davvero si puo' ancora ri-educare. Si puo' ancora insegnare che chiunque ha delle capacità in grado di renderlo diverso dall'altro, che ognuno è unico, speciale, eccezionale, meritevole. Meritevole non solo di ricevere amore, ma anche la possibilità di esprimere se stesso fino in fondo. Ancora qui si puo' insegnare che ognuno puo' eccellere in un campo. Che anche un figlio "della strada" puo' credere in se stesso e avere un sogno da coltivare, con disciplina e amore, perchè sia realizzato. 
Ecco perchè reputo fondamentale sostenere tutti coloro che promuovono un modello educativo che va in questo senso. Cominciamo da qui, da quei giovani che altrimenti diventerebbero i delinquenti irrecuprabli di domani, a lavorare per migliorare la loro condizione, e insieme la società persente e futura. 


venerdì 20 febbraio 2009

Le ronde: come angeli in città! City Angels


Le "ronde" come angeli che girano per la città. Non a caso il Ministro menziona i City Angels, di cui Mario Furlan è l'ideatore. 
Un gruppo di volontari che dedicano parte della loro vita alla strada. A chi nella strada ci vive e a chi, nella strada, subisce aggressioni, chi si sente male, chi viene derubato. Loro sono lì. Pronti a dare una mano. Pronti anche a insegnare ai piu' deboli come difendersi. 
Nati a MIlano ma oggi presenti nelle maggiori città italiane sono un "servizio" che si è rivelato indispensabile. Sei donna, sei sola, devi uscire di notte e vivi in un quartiere pericoloso? Chiama i City Angels, loro ti accompagneranno. 
Mi complimento con Maroni, perchè ha finalmente legalizzato una realtà che esiste da tempo, ma soprattutto per aver citato i City Angels come esempio di ciò che intende per "ronde". 
Credo però che abbia fatto un errore. Utilizzare il nome "ronde". Nome legato, nell'immaginario collettivo, a qualcosa di negativo, a un' epoca che si vorrebbe tenere lontana. Parola che si porta dietro un mondo, una storia complessa.
Ministro prenda i City Angels e li trasformi in una realtà davvero nazionale. Loro non si sostituiscono alle forze di polizia, anzi, sono un sostegno. Non sono violenti, tutt'altro. Ogni cittadino puo' farne parte, poliziotto e ex, militare o ex, pensionato o giovane studente, immigrato o no, uomo o donna. Di fatto sono "persone" che hanno a cuore il bene comune. Gli Altri. La propria città. La sicurezza. Perchè chi ha davvero a cuore tutto questo, davanti ai fatti sempre piu' fitti di violenza, dovrebbe solo dire: mi unisco a voi. 
Cosa c'è di incostituzionale in questo?
E prima di contestare quanto qui espresso, certo, mia personale opinione, andate a vedervi chi sono i City Angels. Cercate di capire per davvero. Informatevi. Poi, dopo, dite pure quello che volete. Magari vi viene voglia di iscrivervi, di fare il volontariato. 
Inoltre, in un momento di grave crisi economica, non vedo molte altre soluzioni. Non nell'immediato almeno. E qui l'urgenza c'è. Anche se ormai pure il concetto "urgenza" sembra piu' un' opinione che una realtà oggettiva.

Barbara Benedettelli